Zone economiche speciali: che fare? di Antonio Ladu

Argomento
Ambito Territoriale

Quando si discute di zona franca o, nel caso specifico, di zone economiche speciali, la maggior parte degli interlocutori indica le soluzioni che ritiene le migliori senza preoccuparsi se sono attuabili o meno.

Iniziamo quindi col mettere un punto fermo. Per quanto riguarda le zone economiche speciali, in questo momento, il riferimento obbligato è il Decreto Legge 20 Giugno 2017, n.91

Tralasciando l’analisi dei vantaggi delle zone economiche speciali sui quali i pareri sono unanimi, arrivo direttamente al primo quesito.

Quante zone economiche speciali in Sardegna?

La risposta è presto data; una.

La  ZES  deve  comprendere  almeno un'area portuale collegata alla rete transeuropea  dei  trasporti  (TEN-T). Solo Cagliari, in Sardegna,  ha un’area portuale con queste caratteristiche.

Assodato che vi può essere una sola ZES in Sardegna, si pone un altro nodo estremamente importante.

Quale potrebbe essere la dimensione geografica della ZES?

Il Decreto non dice che la zona economica speciale deve coincidere con l’area portuale collegata alla rete transeuropea dei trasporti, ma che deve comprendere almeno un’area portuale di questo genere; il che significa che può comprendere anche altre aree portuali.

Il Decreto sancisce che la ZES deve essere geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale.

Mi pare quindi che sia fattibile una ZES  articolata a rete nei sei porti principali della Sardegna.

La ZES può coincidere con l’intero territorio regionale?

 Il Decreto dice che le proposte di istituzione di una ZES possono essere  presentate dalle  regioni  meno  sviluppate  e  in   transizione; spetta quindi alla Regione Sardegna presentare e sostenere una propria proposta di  istituzione  della  ZES, specificando le caratteristiche dell'area identificata.

Il  soggetto per  l'amministrazione  dell'area  ZES e'  identificato  in  un  Comitato  di  indirizzo composto dal Presidente  dell'Autorità' portuale, che lo presiede,  da un  rappresentante  della  regione,  da   un   rappresentante   della Presidenza del Consiglio dei ministri  e  da  un  rappresentante  del Ministero  delle  infrastrutture  e  dei  trasporti.  Ai  membri  del Comitato  non  spetta   alcun   compenso,   indennità   di   carica, corresponsione di  gettoni  di  presenza  o  rimborsi  per  spese  di missione. Il Comitato di indirizzo si avvale del Segretario  generale dell'Autorità' portuale per l'esercizio delle funzioni amministrative gestionali.   Agli oneri di funzionamento del Comitato si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione  vigente,  senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Se la ZES è gestita da un Comitato di questo tipo, non credo sia possibile possa gestire una zona speciale che comprenda l’intera Sardegna.

Tanto più che non ci sono maggiori oneri per la finanza pubblica.

Nel Decreto sono previsti finanziamenti per 25 milioni nel 2018, 25 milioni nel 2019, 150 milioni nel 2020.  Non vi sono risorse aggiuntive statali, perché il Decreto prevede che il finanziamento della Zes avvenga attraverso la corrispondente riduzione del Fondo di Sviluppo e Coesione destinato alle regioni che propongono l’istituzione delle Zes.

La conclusione di questo post è che la ZES è una, ma potrebbe comprendere le sei aree portuali più importanti della Sardegna.

Termino con una domanda; la zona franca e la ZES sono una priorità per la Sardegna?

Se lo fossero niente vieta di pensare a soluzioni più avanzate di quelle che ho prospettato.

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano alLiceo Jeansono de Sailly a Parigi. Sindacalista  nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. E’ stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

 

 

 

 

 

Commenti

Direi che l'analisi molto competente di Antonio Ladu pone un punto fermo ad uno stucchevole proliferare di posizioni, anche "politiche", che talora viene il sospetto siano assunte senza alcuna conoscenza della normativa.
Ripartiamo da questo quadro, che a me pare chiaro.

Sono d'accordo che le valutazioni vanno fatte tenendo conto delle legislazione vigente. Pongo una questione. La 131 fa parte delle rete transnazionale europea. Al Comune di Oristano mancherebbe il collegamento al porto attraverso il polo intermodale e l'attivazione dell'attuale tratto ferroviario dalla stazione esistente al porto. Forse, intorno a questo asse di collegamento con il porto e l'aeroporto di Cagliari (con delle funzioni che potrebbero essere svolte dall'aeroporto di Fenosu) si potrebbero implementare delle funzioni, all'interno di un sistema economico sinergico del Campidano di Oristano, del Medio Campidano e del Campidano di Cagliari: una sorte di Città - Territorio, che vede questi territori cooperare per uno sviluppo congiunto.

La sua domanda è veramente interessante e merita di essere approfondita. Richiede innanzitutto un cambiamento culturale degli oristanesi. Per anni il nostro sforzo è stato quello di emanciparsi da Cagliari per diventare autonomi. L'autonomia, giusta e necessaria, non significa isolamento. L'idea della Città-Territorio era alla base dello Studio del Sistema intermodale del territorio provinciale che il Sil -Pto aveva commissionato al CIREM una decina di anni fa.

Se fosse interessato ad approfondire questi temi,, potrebbe contattarmi ed, eventualmente,  aderire all'Associazione.

 

Credo che la Sua analisi non prenda in considerazione un dato fondamentale: in Sardegna con l'art 1 del Decreto Legislativo n 75 del 1998 sono già state istituite le zone franche in tutti i porti e nelle aree industriali ad esse connesse. Purtroppo però la norma è rimasta lettera morta ( almeno formalmente). Ebbene le Zone franche, a differenza delle Zone economiche speciali, non sono aiuti di stato e quindi non devono avere alcun termine di durata poiché con esse mai si porrebbe il problema dell'indebito squilibrio della concorrenza nel mercato unico europeo. Pertanto parlare della istituzione delle Zes in Sardegna, essendoci già le Zone Franche,vuol dire far fare un grosso balzo indietro alla comunità Sarda. Vuol dire impegnarsi ad accettare una manciata di lenticchie dalla mano generosa di qualcuno avendo invece la possobilità di produrne quintali.

Le zone franche, previste dallo Statuto e dal Dlgsl. 75, sono zone franche doganali. In un altro post che Lei troverà nel sito, relativo alle ZES, ho espresso lamia contrarietà alla rinuncia di alcuni Sindaci all'isitituzione delle zone franche doganali. Cagliari, in ogni caso, sta continuando nell'iter per la sua istituzione.

Ho preso in considerazione, sempre nel Post a cui La rimando, il rapporto delle zone franche doganali con le ZES. Ebbene, i vantaggi fiscali e procedurali delle ZES si aggiungono e non eliminano i vantaggi delle zone franche doganali.

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