Una domanda a Andrea Lutzu sull’incontro fra i Sindaci di Oristano e Cabras di Antonio Ladu

Argomento
Ambito Territoriale

Eletto il Sindaco e nominata la Giunta, è ora di cominciare ad entrare nel merito delle iniziative e dichiarazioni degli eletti a governare la città.

Nel recente incontro fra i Sindaci di Oristano e Cabras si sono affrontate anche le politiche di sviluppo della rete urbana di Oristano, nata nei mesi scorsi in seguito alla riforma del sistema regionale degli enti locali.

Alla lettura di questa notizia sono rimasto fortemente perplesso e mi è sorta immediata una domanda al Sindaco di Oristano: ma davvero pensa che la rete urbana di cui ha parlato col Sindaco di Cabras sia ancora possibile?

Facciamo  un passo indietro.

Secondo la legge di riforma degli enti locali, la città di Oristano è “città media”, un titolo riconosciuto a tutti i comuni con più di 30 mila abitanti.

Come città media poteva non essere obbligata a costituire una unione di comuni; poteva però istituire una "rete urbana",  l'unione di comuni costituita da un comune con più di 30.000 abitanti e almeno un comune contermine, ovvero da due comuni contermini aventi complessivamente più di 50.000 abitanti.

Il 12.3.2016 nasceva la nuova rete urbana di Oristano.

Ne facevano parte 10 comuni con una popolazione di 52 mila abitanti: Oristano, Cabras, Riola Sardo, Narbolia, San Vero Milis, Baratili San Pietro, Zerfaliu, Allai, Siapiccia e Ollastra.

Non ne faceva parte Santa Giusta che era e rimane il comune indispensabile per una rete urbana di Oristano per la contiguità geografica e la comune gestione del porto industriale.

Santa Giusta faceva e fa parte dell’Unione dei comuni dei Fenici.

Ma anche Cabras  e tutti gli altri comuni della rete urbana non ci sono più perché hanno aderito ad altre unioni di comuni.

Cabras, in particolare, fa parte dell’Unione dei comuni “Costa del Sinis - terra di Giganti” che comprende anche i comuni di San Vero Milis, Baratili San Pietro, Narbolia e Riola Sardo.

Gli stessi comuni, che fanno parte dell’unione, sono insieme anche nel Gal Sinis.

Stando così le cose, come intende Oristano collocarsi nel piano di riordino degli enti locali della Sardegna?

Come intende il capoluogo esercitare il ruolo di Oristano Città Guida?

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano alLiceo Jeansono de Sailly a Parigi. Sindacalista  nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. E’ stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

 

 

Commenti

Ho letto su facebook le osservazioni di Bellinzas all'articolo di Antonio Ladu, che per la maggior condivido. Faccio tuttavia osservare che sul sito dell'Associazione alcune idee sono state lanciate, sia attraverso l'evento specifico che l'associazione ha fatto sia con approfondimenti specifici. Io continuo tuttavia a porre il problema se, al di là dei proclami elettorali, la classe politica - e in questo momento prioritariamente, ma non solo, quella che dovrà amministrarci - abbia la volontà di aprire tavoli delle idee, con i Comuni del territorio e le istanze sociali, da cui attingere per ipotizzare le linee di una piattaforma utile a basare una "Vertenza Oristano". Fuori dalla diplomazia di maniera, la mia esperienza - malgrado il mio ottimismo della volontà - è permeata da un significativo livello di pessimismo che mi porta a sottolineare una dicotomia che caratterizza la nostra realtà: da un lato un tasso significativo di intelligenze e competenze presenti nella società, e dall'altro un diffuso tasso di pressappochismo e anche di incompetenza in generale di una classe politica che mostra di non essere in grado neppure di attingere idee dalla società stessa. Sarei lieto se il futuro mi darà torto. Per ora il passato conferma questo convincimento.

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