Alcune riflessioni sul fenomeno dei Gilets Jaunes. Di Antonio Ladu

Tutti sono d’accordo nel sottolineare la collera e il disagio alla base della protesta dei Gilets Jaunes.

Ma quali sono i ceti sociali maggiormente coinvolti? La collera e il disagio della società francese permettono di paragonarla alla società italiana?

1.Quali sono i ceti sociali maggiormente coinvolti?

I Gilets jaunes sono in maggioranza lavoratori e pensionati.

La conferma arriva dalle promesse che Macron ha annunciato il 10 Dicembre.

Le promesse di Macron sono state principalmente quattro:

Il familismo amorale. Di Elisa Dettori

Nel suo libro “Le basi morali di una società arretrata”, l’antropologo statunitense Edward C. Banfield introdusse il concetto di familismo amorale.

Durante un suo soggiorno in un paesino dell’Italia meridionale, Banfield notò come in quel luogo l’andamento del sistema economico fosse  fortemente condizionato dal modo in cui gli abitanti vivevano i legami con i propri nuclei familiari.

Ruolo e condizione della donna nella società agropastorale. Di Nando Cossu

L’intervento di Elisa Dettori del 31/10 2018) sulle politiche sociali di Mussolini e in particolare sulle politiche demografiche e sul ruolo della donna, costituisce per me un importante motivo di partecipazione all’argomento. Nel mio precedente intervento avevo preso l’impegno di narrare una onna nella societàseconda storia breve di vita, per un arricchimento dell’argomento.

Le politiche sociali di Mussolini. Di Elisa Dettori

Fino alla prima metà del ‘900, la donna assumeva valore solo se si rivelava abile nel lavorare nei campi e se riusciva a mettere al mondo più figli. Negli ambienti rurali, infatti, la famiglia costituiva un’opportunità per aumentare la disponibilità di manodopera.

Durante il periodo fascista, si misero in atto delle politiche finalizzate a incidere sulla struttura delle famiglie, in modo da favorire la crescita della popolazione, avere forza lavoro, eserciti più consistenti e, di conseguenza, una Nazione più forte.

Intervista di Nando Cossu a Dondedda di Cabras

La prima di due, brevi storia di vite sufficienti a far conoscere la condizione della donna nella società agropastorale sarda (per non dire europea). Questa intervista risale alla prima metà degli anni settanta del secolo scorso e nella sua brevità mette in evidenza quale carico di responsabilità (e di fatiche) ricadevano sulle spalle delle donne. Soprattutto quando il “capofamiglia” veniva meno ai suoi doveri, magari per la bettola, o mancava del tutto, come nel caso di Dondedda.

La seconda, breve storia verrà pubblicata prossimamente.

La Strategia di prevenzione e lotta contro la povertà in Francia può essere un modello per l’Italia. Di Antonio Ladu

Il sostegno al reddito per i più poveri attraverso il Reddito di Inclusione o di Cittadinanza, l’accompagnamento al lavoro attraverso i Centri per l’impiego, il salario minimo garantito sono obiettivi ancora da raggiungere in Italia.

Oristano e Oltre dopo un anno e mezzo di attività

Un sentito ringraziamento a tutte le persone che hanno messo "Mi piace” sulla pagina facebook della nostra Associazione. Dopo un anno e mezzo di attività abbiamo raggiunto il traguardo di più di 1.500 persone che ci seguono.

Vuol dire che il desiderio di conoscere, di approfondire i problemi, di confrontare le proprie posizioni nel rispetto delle idee degli altri è condiviso da molti.

Rito magico della Guaritrice Regina Masili per la cura di uno stato critico attribuito a spavento. Di Nando Cossu

“Un ragazzo di Villanovatulo si era spaventato in seguito ad un incidente in cui era morto un amico. Lo stato di crisi causato dallo spavento si era manifestato dopo un anno esatto dall’incidente. Un giorno questo ragazzo è stato a casa di mia figlia che ha visto come stava e quando è venuta da me mi ha detto tutto, compreso il fatto che stavano curandolo dei medici a Cagliari, ma non si vedeva nessun miglioramento. Da lì a qualche tempo mi è successo di incontrarlo, l’ho fermato e gli ho chiesto dove stesse andando.

Emigrazione, disoccupazione, mancanza di investimenti e scarsa qualità dei servizi pubblici sono i mali del Mezzogiorno secondo la Svimez. Di Antonio Ladu

La Svimez, (Associazione per lo Sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), ha pubblicato le prime anticipazioni del suo rapporto annuale 2018 dedicato al Sud.

Pur essendo prime valutazioni, sono pienamente attendibili perché nessuno ne ha messo in discussione la validità delle analisi e delle proposte.

Tassi di crescita del Pil

Secondo la Svimez, nel corso del 2017, il Mezzogiorno ha proseguito la sua lenta ripresa, per lo più frutto di investimenti privati.