Rete urbana di Oristano: perché i comuni aderenti hanno fatto altre scelte? Di Antonio Ladu

Argomento
Ambito Territoriale

Con questo intervento vorrei completare il ragionamento avviato col post dal titolo “Una domanda a Andrea Lutzu sull’incontro fra i Sindaci di Oristano e Cabras”

Nell’articolo invitavo tutti a partire dallo stato di fatto della constatazione che la rete urbana non esisteva più, in quanto i comuni, che avevano dichiarato in un primo momento la disponibilità all’adesione, avevano fatto tutti altre scelte, aderendo all’Unione di comuni che ritenevano più adeguata allo sviluppo delle loro comunità.

Perché hanno fatto questa scelta? Per ostilità verso Oristano? Per protagonismo territoriale? Perché Oristano  non aveva un progetto valido a sostenere la sua proposta?

Queste ipotesi possono avere motivazioni valide, ma io credo che i fattori determinanti siano state le scelte istituzionali e di programmazione adottate dalla Regione.

Dal punto di vista istituzionale il riferimento è, ovviamente, la legge di riordino degli Enti locali che individua come ambito territoriale ottimale l’Unione di comuni.

La legge individua poi  come "città media" il comune con popolazione superiore a 30.000 abitanti.

Viene prevista anche la possibilità dell’istituzione della "rete urbana" l'unione di comuni costituita da un comune con più di 30.000 abitanti e almeno un comune contermine, ovvero da due comuni contermini aventi complessivamente più di 50.000 abitanti.

Ed ancora nella legge si prevedono gli "ambiti territoriali strategici" gli ambiti di esercizio delle funzioni di area vasta nei quali la Regione, a seguito della definitiva soppressione delle province, esercita direttamente o per il tramite di propri enti o agenzie, o con delega agli enti locali, le funzioni in materia di sviluppo economico e sociale e di pianificazione strategica.

Alla legge di riordino è seguita la Delibera dell’8 marzo 2016 che regola il coordinamento procedurale della Programmazione Unitaria con la disciplina della legge di riordino delle Autonomie locali.

La Delibera prevede che le Unioni di comuni sono la dimensione minima ottimale per la programmazione e la realizzazione delle politiche di sviluppo locale; prevede inoltre che le risorse comunitarie siano coordinate con le disposizioni normative della legge di riordino; ed ancora che i Gal garantiscano l’integrità e la contiguità territoriale dell’Unione di comuni.

Da questo quadro emerge chiaramente che le scelte politiche regionali privilegiano le unioni di comuni, che le province, malgrado il referendum non svolgeranno più funzioni di area vasta, che eventuali politiche di area vasta da svolgere in ambiti territoriali strategici non ben  definiti, saranno di competenza regionale o delegate dalla Regione.

Tutto l’impianto istituzionale della Programmazione regionale che prevedeva che la Regione svolgesse principalmente compiti di legislazione, programmazione e controllo, e che i compiti di gestione di area sta fossero affidate agli Organismi intermedi è stato spazzato via.

In questo quadro di riferimento era inevitabile che i comuni abbandonassero una rete urbana, non ben definita, facoltativa e senza poteri reali.

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano alLiceo Jeansono de Sailly a Parigi. Sindacalista  nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. E’ stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

 
 

Commenti

La disamina di Antonio Ladu ha il pregio di delineare il quadro complessivo istituzionale entro cui esercitare le opzioni di riferimento più adeguate rispetto ad un territorio dato. Mi sembra di poter dire, per quanto riguarda la nostra realtà, che le "Unioni dei Comuni" possano costituire le strutture su cui puntare , mentre , tenuto conto che personalmente credo poco ai "Gal", punterei come collante progettuale ed integrativo , alla costituzione per volontà delle "Unioni dei Comuni" di una "Agenzia di sviluppo" per la quale rivendicare dalla Regione deleghe operative di area vasta. E' un'utopia? può essere , ma lo sarà tanto meno quanto più maturi una identità territoriale e la consapevolezza che questa identità costituisce la chiave per abbandonare i beceri campanilismi attuali portandoci verso la consapevolezza che solo "insieme" riusciremo ad ottimizzare le idee utili a valorizzare le grandissime risorse di natura diverse del nostro territorio in un organico disegno programmatorio. In alternativa ho l'impressione che si continuerà nella desolante visione del proprio "particulare" e nello sperpero del patrimonio naturalistico, archeologico, culturale ed umano che caratterizza da ormai troppo tempo lo stato di fatto di una realtà dove ogni territorio, per insipienza politica, pensa di essere l'ombelico del mondo.

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