Progetto Sardegna. Di Elisa Dettori

Ambito Territoriale

Durante gli anni ‘50,in antitesi rispetto a un modello di sviluppo prettamente industriale, nei territori compresi tra le città di Oristano, Bosa e Macomer, fu sperimentata l'applicazione del cosiddetto “Progetto Sardegna”.

Attraverso l’impiego di fondi provenienti dagli Stati Uniti, erogati per mezzo del Piano Marshall destinati alla ricostruzione dell’Europa, dopo la Seconda guerra mondiale, furono promosse una serie di iniziative sul territorio, volte ad accompagnare i sardi coinvolti nel Progetto in un percorso di acquisizione di maggiore consapevolezza di sé e delle proprie risorse,favorendo così anche l’inserimento nel mercato dei loro prodotti, questione presa poco in considerazione,fino ad allora.

Lo scopo fu quindi quello di incoraggiare un processo di rinnovamento che,senza snaturare il modello tradizionale esistente, ottimizzasse i mezzi a disposizione. I sardi stessi sarebbero diventati gli attori principali di un cambiamento profondo e strutturale,fondato sul perfezionamento di ciò che già sapevano fare e, soprattutto,sull’importante relazione tra risorse materiali e risorse umane.

Gli esperti impegnati nel Progetto portarono avanti un lavoro senza precedenti, ad esempio insegnando sul campo tecniche di potatura e trasmettendo altre pratiche direttamente attuabili sul lavoro, riscuotendo un buon consenso. Riconobbero inoltre le potenzialità di un inestimabile capitale di fatture artigianali appartenenti alla nostra tradizione, basate sulla lavorazione dei tappeti o delle ceramiche - per citarne alcune- che, sino ad allora, non furono adeguatamente valorizzate a causa della scarsità e dell’inadeguatezza dei mezzi di produzione e, soprattutto, a causa della mancata comprensione del valore economico di ciò che si riusciva a creare.

Gli operatori si occuparono inoltre di istruzione scolastica, rivolta sia ai giovani che agli adulti,nel tentativo di ridurre il più possibile l’analfabetismo. Furono però costretti a misurarsi con l’ostilità mostrata dagli individui coinvolti che, sino ad allora, avevano considerato utile e necessario solo l 'apprendimento strettamente legato a un’acquisizione di nozioni pratiche, finalizzate a un’immediata e diretta applicazione.

Lo scopo principale del Progetto fu quello di puntare verso uno sviluppo sostenibile che, partendo dall’istruzione e dall'apprendistato guidato da consulenti competenti, mirasse a una crescita economica e a una trasformazione positiva della società.

L’esperimento produsse dei buoni risultati nel breve periodo. Tuttavia, molti dei sardi coinvolti non si impegnarono a sufficienza al fine di ottenere degli effetti davvero significativi. La realizzazione del Progetto fu ostacolata da chi mostrò una certa ritrosia nell’investire in qualcosa di distante dalle solite attività economiche, ossia agricoltura e pastorizia. A questo si aggiunse, tranne che in pochi casi isolati, anche una mancanza di solidarietà e di collaborazione tra gli stessi compaesani.

Per portarlo a compimento, sarebbe stato inoltre indispensabile riconoscere il giusto valore dell'istruzione e di uno studio ragionato, capace di organizzare e approfondire ciò che non poteva più essere lasciato solo alla trasmissione orale delle conoscenze, come da tradizione. Alcune abitudini dovevano necessariamente subire un mutamento.

Il diffuso, basso livello culturale e un elevato tasso di analfabetismo e di abbandono scolastico – piaga sociale che ancora non riusciamo a sanare influirono sulla mancata comprensione dello stretto legame che intercorre tra cultura e sviluppo economico.

La formazione personale, infatti, non consente solo di elevare il nostro status sociale, ma aiuta a essere consapevoli, liberi. Ci permette di arginare i soprusi perpetrati da chi, approfittando dell’ignoranza altrui, tenta di ostacolare la conquista dei diritti. Deve essere impiegata nel nostro percorso lavorativo, deve stimolare e supportare la creatività e le capacità. Alimenta il desiderio di costruire un futuro diverso, migliore per sé e per la collettività.

Sapere è potere” e, oggi più che mai, soprattutto in una realtà difficile come quella isolana, sapere è un dovere. Prima lo capiremo, prima potremo iniziare a risalire la china.

Elisa Dettori

Commenti

In tempi recenti si è tornati a parlare di "Sviluppo Locale", di "Sviluppo Partecipato" ma anche in tale circostanza, la progettazione territoriale con i "laboratori Territoriali" si è trasformata in una bolla di sapone. Sono convinto che bisogna, comunque, riprendere quella strada.

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