Oltre al danno la beffa: la doppia ipocrisia del Governo giallo – verde nella “fregatura” ai Pensionati. Di Gianni Pernarella

Argomento
Ambito Territoriale

Una doppia ipocrisia caratterizza l’azione del governo giallo – verde nel praticare la “fregatura” ai Pensionati in materia di adeguamento delle pensioni all’inflazione. Ipocrisie sulle quali sarà opportuno che i cittadini – elettori riflettano opportunamente nella valutazione sugli atteggiamenti e comportamenti che il “trio” Conte, Salvini e Di Maio hanno adottato, nascondendo la realtà effettiva delle scelte operate in materia.

Riepiloghiamo il quadro, su cui peraltro ci siamo già in parte intrattenuti nel Post del 28/1/2019 “ Gli angoli bui della manovra su cui la propaganda giallo – verde glissa: chi paga chi”; i cui termini, anche quantitativi, sono ora ancora più chiari per consistenza ed impatto sui redditi dei pensionati.

Abbandonata, dopo gli usuali roboanti annunci, dall’ineffabile Di Maio la demagogica idea di ricavare dalla “Pentola d’oro” dei pensionati oltre i 5000 redditi netti ben 12 miliardi, il topolino partorito, attraverso l’applicazione di un contributo di solidarietà – unico intervento giuridicamente ammissibile –, ha ridotto l’introito per il prossimo quinquennio dalla montagna d’oro annunciata a circa 415 milioni (sic !! ).

Il “trio” ha deciso pertanto, in modo brillante ed originale!!, di recuperare risorse finanziarie dai soliti noti: gli altri pensionati, dalle cui tasche arriveranno nel triennio 2019 – 2021 oltre 3,6 miliardi, attraverso il meccanismo di un significativo ridotto adeguamento degli assegni pensionistici all’inflazione per tutti quelli superiori a 1539 euro lordi mensili ( 3 volte il minimo ).

Annullato il meccanismo per “scaglioni” con 3 aliquote che, in base agli accordi tra Sindacati e precedenti governi, sarebbe dovuto entrare in applicazione dal gennaio 2019, il Governo giallo – verde, valutando che i risparmi di quel meccanismo erano troppo esigui rispetto all’esigenza di ramazzare risorse, ha pensato bene – disconoscendo in concreto gli accordi fatti ed i diritti dei pensionati – di sostituire quel meccanismo con quello per “fasce” con 7 aliquote, assicurandosi così, come detto, ben altre risorse.

La differenza tra i due meccanismi è abissale e nel Post citato lo abbiamo chiarito, ma credo meriti sottolinearlo nuovamente, perché sta alla base della doppia ipocrisia del Governo.

Valga un semplice esempio: per un assegno di 2000 euro lordi mensili se calcolo l’adeguamento all’inflazione per “scaglioni” esso viene conteggiato al 100% sino a 1539 euro e la differenza di 461 euro con l’aliquota decurtata successiva. Se l’adeguamento è invece per “fasce” di reddito viene applicato all’intero importo di 2000 euro la seconda aliquota; con una evidente perdita secca che non si produce nel calcolo per scaglioni.

La doppia ipocrisia –

La “prima ipocrisia” riguarda l’approccio con la quale sia Salvini sia Conte hanno cercato di alzare cortine fumogene sullo “scippo” connesso alla sostituzione del meccanismo di adeguamento: il primo sostenendo che “nessuno perderà un euro”?! il secondo, Conte, che con un disinvolto qualunquismo – indicativo dello scarso rispetto che ha in concreto il presunto autonominatosi “Avvocato del Popolo” – ha sostenuto in Parlamento che il taglio era ( testuale ) “…quasi impercettibile, qualche euro al mese, forse neppure l’avaro di Moliere se ne accorgerebbe” ( !! ).

La “seconda ipocrisia” è figlia diretta della prima.

Tenuto conto che il meccanismo del Governo non poteva essere applicato, per evidenti ragioni tecniche ( la legge di bilancio con il nuovo meccanismo essendo stata approvata il 30 dicembre ), l’INPS ha proceduto al calcolo di adeguamento a partire da gennaio 2019 con il meccanismo a “scaglioni”, riservandosi, a partire da aprile, di procedere al recupero avviando il nuovo meccanismo.

La sostenuta irrilevanza dell’onere si è palesata una bugia talmente evidente che quando l’INPS ha dichiarato di essere pronto a procedere a partire da aprile, il Governo ha deciso di posticipare il recupero delle maggiori somme, rivenienti dall’adeguamento correlato al calcolo attuale per “scaglioni”, al prossimo giugno.

Perché? Elementare: a maggio ci sono le elezioni europee, quindi il posticipo del recupero è una cortina fumogena per nascondere ai pensionati la perdita secca, che si sarebbe palesata in modo evidente se il recupero fosse avvenuto ad aprile.

Imbonire i cittadini – elettori e nascondere quello che c’è dietro le quinte è una costante di questo Governo. In ogni caso i calcoli ci sono e ciascuno potrà maturare un’autonoma valutazione sia sulle scelte operate da questo Governo, sia sui comportamenti ed atteggiamenti adottati.

Le cifre –

Lo schema che segue riporta per classi di Reddito lordo mensile (RLM ): l’adeguamento per scaglioni ( ApS ); l’adeguamento per fasce ( ApF ); la differenza mensile ( DM ); la perdita nel triennio 2019 – 2021 ( PRD ); il recupero che sarà operato a giugno ( REC ).

RLM          ApS          ApF          DM           PRD          REC

2500         2548         2542        - 5            - 206           - 32

3000          3048        3034        - 13          - 581           - 81

3500          3552        3535        - 17          - 651           - 100

4000          4059        4041        - 18          - 711           - 109

4500          4565        4544        - 21          - 811           - 125

5000          5072        5047        - 25          - 983           - 151

5500          5578       5551        - 27            - 1058          - 163

6000          6086       6057        - 29            - 1134          - 174

La platea dei pensionati interessati è di 5,5 milioni ed è stato calcolato che l’effetto di trascinamento nel decennio 2019 – 2028, “ rebus sic stantibus “, è pari a circa 17 miliardi di adeguamenti non riconosciuti.

Soldi che, nel gioco delle tre carte del Governo giallo – verde, vengono usati per finanziare “Quota 100”: come dire che i soldi dei pensionati vengono utilizzati per pagare l’uscita anticipata di altri pensionati. Il cerchio si chiude. Le valutazioni le facciano i cittadini – elettori facendosi i conti in tasca.    

Gianni Pernarella  

Laurea in Giurisprudenza conseguita a Pisa e studi post laurea in Economia. Dipendente del Banco di sardegna dal 1973 al 2003. Dopo esperienza pluriennale di filiale, assume nel 1990 ruoli di responsabilità nella struttura centrale "Organizzazione e Sistemi Informativi" dove, in veste di funzionario capo progetto, ha gestito oltre 10 progetti organizzativi e relativi a sistemi informativi. Collaboratore per oltre 6 anni del SIL - PTO di Oristano; ha scritto quattro libri sulla materia del credito e dell'economia provinciale oristanese relativa all'artigianato.

 

   

 

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