La Programmazione unitaria nella Programmazione 2014-2020 di Antonio Ladu

Argomento

E’ normale che, in un periodo di elezioni amministrative comunali e di presentazione di programmi elettorali, aumenti l’interesse ed il dibattito sui temi dello sviluppo ed, in particolare, su quelli dello sviluppo locale.

E’ difficile, però, per i non addetti ai lavori conoscere il significato esatto delle politiche e degli strumenti di cui sentono parlare quotidianamente.

Ad aumentare le difficoltà  vi è il fatto che queste politiche e strumenti possono essere comunitari, nazionali, regionali e locali.

Con il Post di oggi mi propongo di cominciare a trattare le politiche e gli strumenti dello sviluppo ed, in particolare,  dello sviluppo locale, in maniera semplice e sintetica per aiutare chi è interessato a districarsi in questa materia.

Prima di entrare nel merito dei singoli strumenti è utile conoscere la modalità principe della Programmazione regionale.

La Programmazione unitaria nella Programmazione 2014-2020

Il concetto di fondo della Programmazione unitaria è che la Programmazione 2014-2020 richiede una rafforzata integrazione tra i diversi Fondi della politica di coesione, nonché delle altre risorse nazionali e regionali, sia in fase di programmazione che di attuazione, al fine di potenziare l’efficacia degli strumenti strutturali e di ottimizzarne l’incidenza sul territorio.

I  concetti di integrazione, concentrazione e coordinamento delle risorse sono alla base della programmazione comunitaria e fanno parte del lessico della programmazione  regionale da almeno quindici anni.

Cosa c’è quindi di nuovo nella programmazione regionale 2014-2020? La novità è di tipo organizzativo e riguarda il modello di governance.

Questo modello è stato definito con la Delibera del 10.3.2015 “Indirizzi per la realizzazione del modello di Governance per la Programmazione Unitaria 2014-2020.”

Viene istituito un organismo di coordinamento politico e tecnico per affrontare e risolvere i problemi connessi alla fase di attuazione dei Programmi (PO FESR, PO FSE, PO FEASR, PO FEAMP, PAC, PON, APQ), garantendo il rispetto degli impegni assunti, la realizzazione delle integrazioni tra Fondi e il conseguimento delle sinergie che ne derivano.

Il coordinamento è articolato in due strutture tra loro connesse: una Cabina di regia e una Unità di progetto di coordinamento tecnico.

La Cabina di regia, coordinata dal Presidente o un suo delegato, è composta dall'Assessore del Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale, dall'Assessore dell'Agricoltura e Riforma Agro-Pastorale, dall'Assessore della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio, in quanto responsabili delle strutture in cui sono collocate le Autorità che sovraintendono alla sorveglianza ed alla gestione dei programmi cofinanziati. Alla Cabina di regia partecipano, in base a specifiche esigenze, tutti gli Assessori coinvolti a vario titolo nell'attuazione della Programmazione Unitaria. La Cabina di regia per i propri lavori si avvale di una segreteria composta dal personale del Centro Regionale di Programmazione e del supporto della Unità di progetto di coordinamento tecnico.

La Cabina di regia coordina tutti i processi della Programmazione Unitaria, propone le priorità nell'azione amministrativa, verifica la coerenza o la discrasie con il Programma regionale di sviluppo e dei programmi di spesa in riferimento a obiettivi e risultati attesi, coordinana le azioni e le attività con le Autorità comunitarie nazionali.

L'Unità di progetto di coordinamento tecnico, incardinata  presso l’Assessorato della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio, è composta dal dal Direttore pro tempore del Centro Regionale di Programmazione, che la coordina, dalle Autorità di Gestione dei fondi FESR, FSE e FEASR, dall’Autorità un Direttore generale Programmazione del fondo FSC, dalle Autorità di Certificazione e Audit, nonché dal Responsabile del Piano di Rafforzamento Amministrativo (PRA).

L'Unità opera in collegamento con la Cabina di regia e si avvale di una segreteria tecnico-operativa di supporto composta dal personale del Centro Regionale di Programmazione

Cosa dire di questo modello di Governance?

La prima, immediata osservazione è che vi è un deciso spostamento di poteri dalla Presidenza verso l’Assessorato alla Programmazione. Certo il coordinamento politico è del Presidente, ma la Programmazione coordina tutte le fonti finanziarie della Regione, dai fondi strutturali al fondo sviluppo e coesione.

La seconda e conseguente osservazione è che il Centro di Programmazione e il suo Direttore, che in altri momenti hanno rischiato la soppressione, escono fortemente rafforzati da questa Delibera. Il Centro gestisce il Fesr e la Cooperazione territoriale europea, coordina i fondi strutturali e il fondo sviluppo e coesione, supporta gli enti locali nella programmazione territoriale.

La terza osservazione è che questo modello di governance è molto attento al centro, ma trascura il territorio che viene visto come destinatario e beneficiario, ma non come protagonista delle politiche.

Ovviamente queste osservazioni sono personali ed opinabili, mentre la domanda più importante è questa: sta funzionando questo modello di governance?

La Programmazione unitaria è in funzione da due anni; è tempo di farne il primo stato di attuazione.

 

Antonio Ladu

Diplomato al Liceo Azuni di Sassari, si è laureato alla Bocconi. Assistente di italiano per due anni al Liceo Jeanson de Sailly di Parigi. Insegnante, ha fondato la Cgil Scuola di Oristano ed è stato successivamente nella segreteria confederale di Oristano e nella segreteria regionale dell Cgil. Ha ricoperto l’incarico di Presidentedel Consorzio Industriale di Oristano e di Presidente del Sil-PTO.

 

 

 

Commenti

Trovo che questo approccio sia assai utile a comprendere le modalità di governance regionale. Quello che mi chiedo, riferito all'osservazione sul "centro" ed il"territorio" più beneficiario che protagonista, è che, in assenza nel nostro territorio di un'Agenzia di Sviluppo al servizio del territorio stesso, l'attuale frammentazione egoistica delle varie porzioni in cui lo stesso si suddivide , dimostri che la nostra realtà non sia attualmente in grado, per insipienza del livello politico che non svolge il ruolo di lievito, di ritrovarsi in progetti unitari di sviluppo che mettano a valore le tante risorse presenti. Gli egoismi di gretto campanilismo sono la corda che strozza il nostro sviluppo. Credo che sia fondamentale che i semi di questa consapevolezza trovino progressivamente l'humus favorevole nella cittadinanza. E' dai cittadini che bisogna ripartire.

Concordo con le osservazioni di Gianni. Sulla necessità di un'Agenzia di sviluppo  provinciale riporto quanto detto nell'Idea 3- Sviluppo che la nostra Associazione ha presentato nell'Evento del 28 Aprile 2017.

È necessario quindi cogliere tutte le opportunità a livello europeo, nazionale e regionale. Il nostro territorio lo fa in maniera insufficiente; ricorre ai fondi europei dei Programmi regionali, ma tralascia quasi completamente i Programmi della cooperazione territoriale e i Programmi direttamente gestiti a livello europeo. A livello nazionale è quasi completamente assente dal Fondo Sviluppo e Coesione e infine, al livello regionale ha mosso solo qualche parziale passo per utilizzare le risorse della Programmazione territoriale.

L’Associazione ritiene che possa contribuire a raggiungere questi obiettivi un’Agenzia di sviluppo territoriale che intervenga su tutte le fasi dello sviluppo (sistemi informativi, progettazione, gestione, monitoraggio, rendicontazione, valutazione promozione).

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