Questo è il secondo pezzo, che mi ero prefissato di scrivere sulla Flat Tax. Il primo riguardava considerazioni generali sulla stessa.

Come già scritto, la manovra di Bilancio 2019 aveva esteso il regime forfettario del 15% a tutte le partite Iva fino a 65 mila euro di reddito, garantendo ai nuovi contribuenti forfettari anche le agevolazioni fiscali previste per i contribuenti minimi, compreso l'esonero dall'obbligo di fatturazione elettronica. Dal 2020, le PMI o i professionisti che nell'anno precedente abbiano conseguito ricavi o compensi fino a 100.000 euro possono applicare al reddito d'impresa o lavoro autonomo eccedente i 65.000 euro l'imposta sostitutiva al 20%. La stessa legge di bilancio ha introdotto una Flat Tax al 15% anche per gli insegnanti che danno lezioni private. inoltre, ha introdotto la 'mini-IRES', il taglio di 9 punti dell'aliquota (dal 24% al 15%) per le imprese che assumono personale aggiuntivo e reinvestono gli utili in macchinari.

Il meccanismo, troppo complesso, sembra però non aver funzionato, tanto da spingere ad una modifica nel DL (Decreto Legge) crescita: il taglio dell'IRES sarà generalizzato e riguarderà gli utili non distribuiti e reinvestiti. Si passa al 22,5% quest'anno, al 21,5% nel 2020, al 20,5% nel 2021 e al 20% a regime dal 2022.

Come risulta dal sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze, sono confermati i dati generali dell'Economia già evidenziati nel primo pezzo scritto. La previsione di crescita tendenziale per il 2019 passa dall’1 allo 0,1%, potrebbe arrivare allo 0,2 grazie alle Riforme sulle pensioni e sul Reddito di Cittadinanza, resta l’incognita sulle coperture e sul futuro delle clausole di salvaguardia IVA, che il Governo ha dovuto aumentare già a dicembre per arrivare a un accordo con l’Unione Europea.

Nei comunicati stampa diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo l’approvazione del testo del DEF 2019, è forte l’accento sul “contesto di debolezza economica internazionale”.

Protagonista del DEF 2019 e di tutte le attenzioni delle ultime ore è la Flat Tax.

Un primo passo verso la tassazione piatta, come già scritto, è già stato fatto con la Legge di Bilancio 2019 che ha introdotto un regime forfettario ampio, con un’imposta sostitutiva al 15% per tutti i professionisti e le imprese con ricavi fino a 65.000 euro.

Ma ora la discussione è accesa su come proseguire. Per mantenere le promesse elettorali bisognerà intervenire anche sulle imposte dei lavoratori dipendenti e poi anche quelle delle famiglie.

La Lega sembra puntare ad introdurre la Flat Tax al 15% sui redditi familiari (non del singolo contribuente) fino a 50.000 euro, seguita da uno “scivolo” per la fascia di reddito successiva. Potrebbe diventare 'dual': al 15% e al 20% senza specifiche sugli scaglioni di reddito, indicati genericamente come 'bassi'. Ogni ritocco sarebbe accompagnato da una revisione di detrazioni e deduzioni, destinate a coprire il costo del nuovo sistema. Non si nomina mai, ma non è mai stata nemmeno esclusa, una cancellazione ad hoc del bonus 80 euro, introdotto dal Governo Renzi.

Senza fornire numeri, il M5S innalza la bandiera della difesa del ceto medio, ispirandosi al modello francese del quoziente familiare, anch'esso in realtà calcolato sul reddito complessivo del nucleo familiare (come propone la Lega), con detrazioni, da definire, a seconda del numero dei figli. Ad essere avvantaggiati dal quoziente familiare sarebbero le famiglie con più figli e, soprattutto, i più ricchi, anche per via della possibile abolizione delle detrazioni fiscali ad oggi esistenti, che verrebbero sostituite da una deduzione forfettaria dal reddito.

I passi in avanti, però, hanno un costo: secondo alcuni, dai 12 ai 15 miliardi di euro e, addirittura, 60 miliardi di euro circa per altri. In ogni caso le cifre in gioco sono molto alte e dovranno passare al vaglio dell'Europa.

Gli impegni che l’Italia ha preso a Bruxelles, infatti, sono già molto gravosi. Per far digerire la Legge di Bilancio 2019 alla Commissione Europea sono state già aumentate le clausole di salvaguardia, che hanno garantito allo Stato un incremento di 23 miliardi di entrate per il 2020 e di 29 miliardi per il 2021, ma hanno reso anche più probabile l’aumento dell’IVA a partire dal 2020.

Come scritto nel sito di F Informazione Fiscale, solo se l’Italia riuscirà a incassare 52 miliardi di euro, si potranno evitare gli aumenti IVA previsti per il prossimo anno. In caso contrario, l’accordo con l’UE stabilisce che l’IVA ridotta arrivi al 13% e quella ordinaria al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021. Lo stesso Ministro dell'Economia Tria dice ai suoi alleati di Governo che, per fare la Flat Tax, occorre aumentare l'IVA, come da impegni con l'Europa.

Comunque, come scritto da Maurizio Ricci nella edizione di Tiscali News il 9 aprile scorso, sembra che “a Salvini basta, in vista delle elezioni europee di maggio, che il DEF ricordi l’impegno comune a realizzarla, perchè è presente nel Contratto di Governo fra Lega e Movimento 5S. Ma è tutto molto più complicato.”

Siamo in campagna elettorale, riprendono le promesse mirabolanti, poco importa se, per il momento, ci si accontenta di parole e i fatti, con i relativi dettagli, sono rinviati non si sa a quando. La Lega ha deciso che la nostra estate sarà accompagnata dal tam tam sull'introduzione della Flat Tax. La promessa, sembra essere, che, a settembre, il Governo Conte o, eventualmente, quello che verrà dopo le elezioni, proporrà una soluzione. Intanto, Armando Siri, il sottosegretario leghista del Governo, non si stanca di ripetere che la Flat Tax è “la più grande rivoluzione fiscale della storia italiana, l’unica medicina per vincere la recessione”.

Io, in questo confortato da molti esperti, penso, invece, che la più grande rivoluzione fiscale della storia italiana dal dopoguerra è l’introduzione della ritenuta alla fonte dell’IRPEF sulle buste paga, che ha trasformato “i redditi dei lavoratori dipendenti, più di quelli dei loro datori di lavoro, nella più grande cinghia di trasmissione di soldi all’erario e che il ristagno ultraventennale dell’economia italiana non dipende dalla scarsità di consumi, come sembra supporre Siri, ma dallo spegnersi degli investimenti”.

La Flat Tax, soprattutto se verrà applicata integralmente, costa molto, privilegia i ricchi nella versione completa per tutti i contribuenti, crea sperequazioni insostenibili nella versione attuale, dove si colpiscono in particolare le coppie sposate e il lavoro delle donne. Alimenta il lavoro nero.

Per adesso, la Flat Tax è una prima versione ridotta. La Lega di Salvini la presenta come un passo intermedio, in vista della realizzazione della versione originaria e completa. Quindi, la versione completa è un obiettivo dilazionato e di medio periodo, ma ancora vivo e vegeto, su cui è corretto valutare l’intero progetto, perchè ha costi elevatissimi. La Flat Tax farebbe perdere allo Stato entrate per 50 miliardi di euro l’anno, secondo le valutazioni di un sito di economisti indipendenti, Lavoce.info. Per 60 miliardi, secondo calcoli attribuiti al Ministero dell'Economia e delle Finanze, ma mai confermati o pubblicati. L’Italia non se la può permettere e, probabilmente, non deve neanche augurarsela, perché il tessuto sociale ne verrebbe profondamente colpito.

La proposta complessiva e definitiva, secondo alcune indiscrezioni, prevederebbe un’aliquota del 15 per cento per i redditi fino a 80 mila euro l’anno e del 20 per cento per quelli superiori, contro le cinque aliquote attuali, che vanno dal 23 al 43 per cento, salendo man mano che sale il reddito, come già scritto nel primo pezzo.

Il risultato è:

che una famiglia che guadagna 27 mila euro l’anno risparmierebbe 760 euro di tasse;

una che supera i 100 mila ne risparmierebbe 14 mila.

il 50 per cento dei soldi in meno incassati dall’erario sarebbero quattrini che restano nelle tasche del 10 per cento più ricco della popolazione. 30 miliardi di euro l’anno, secondo i calcoli attribuiti al Ministero dell'Economia e delle Finanze, per chi ha meno problemi economici, mentre il restante 90 per cento si spartirebbe gli altri 30.

Per il 2020, sembra, prevista una Flat Tax ridotta al 15 per cento per i redditi che non superino, per l’intera famiglia, i 50 mila euro l’anno e tutto l'altro resta invariato. Il costo è di 17 miliardi di euro secondo alcune simulazioni e 12-13 miliardi secondo fonti governative. L’Italia non si può permettere neanche questo. Tra i 23 miliardi di maggiori entrate o minori spese per scongiurare l’aumento dell’Iva, con la Flat Tax mini si arriverebbe a 40 miliardi di euro da trovare nella prossima Legge di Bilancio. Aggiungendo una quindicina di miliardi di euro per spese già programmate, minori entrate per la recessione, a settembre il Governo gialloverde dovrebbe trovare circa 55 miliardi di euro per coprire il buco 2020 del Bilancio. L’alternativa, come ricorda Maurizio Ricci e che Siri non rinuncia a citare, “è finanziare tutto in disavanzo. Ma il conto di questo sfondamento dei deficit fissati a livello europeo e della parallela esplosione del debito lo pagheremmo sul mercato dei titoli di Stato, con la liquefazione dello spread e la moltiplicazione del costo degli interessi, che aggraverebbe ulteriormente il disavanzo.”

Ma la Flat Tax di Salvini ha, soprattutto, un costo sociale. Una volta precisato il discorso sulle deduzioni, il progetto, così come è emerso oggi, premia chi guadagna non più di 50 mila euro, che passa da un’aliquota fiscale del 38 per cento ad una del 15 per cento. Per il 20 per cento degli italiani più poveri, non cambia nulla. Tutto resta uguale, nella versione prevista per il 2019, per il 20 per cento degli italiani più ricchi. I problemi emergono per il 60 per cento degli italiani restanti.

Il punto chiave del progetto sembrerebbe che sia che il reddito di riferimento è quello familiare e non, come oggi, quello individuale. Questo porterebbe a deduzioni secondo il numero di componenti della famiglia, ma, secondo i calcoli de Lavoce.info:

una famiglia in cui lavora solo il marito e porta a casa 40 mila euro l’anno si vede diminuire l’IRPEF di 3.642 euro;

se, invece, nella stessa famiglia, il reddito di 40 mila euro l’anno viene raggiunto con i 25 mila euro del marito e 15 mila della moglie, il risparmio della Flat Tax va in fumo. Con le regole attuali, infatti, il marito paga, sui suoi 25 mila euro, 4.272 euro di tasse, la moglie paga, per i suoi 15 mila euro, 1.572 euro di tasse, per un totale familiare di 5.844 euro l’anno di IRPEF. Con la Flat Tax il nucleo familiare con due redditi risparmierebbe solo 156 euro, tenendo presente che i conti sono fatti senza contare le deduzioni, sulle quali la situazione è incerta e potrebbe peggiorare il dato.

nel caso si superi la soglia dei 50 mila euro, si perde il diritto alla Flat Tax. Se il marito guadagna 40 mila euro l’anno e la moglie decide di lavorare e ha 15 mila euro di reddito, nella situazione attuale, il reddito della famiglia aumenta di 15 mila euro e l’IRPEF complessiva dei due coniugi cresce di 1.572 euro. Con la Flat Tax, essendo i due coniugi sopra il tetto di 50 mila, scattano le vecchie aliquote, con il reddito annuale che cresce di 15 mila euro, l’IRPEF cresce di 4.128 euro. Una situazione paradossale, perchè alla famiglia, sempre che il lavoro non sia in nero, l’occupazione della moglie porta solo 10.872 euro, 4.128 euro in meno di quanto porterebbe a casa con la legge attuale.

Ma gli aspetti più contradditori e preoccupanti delle scelte, o non scelte, in materia fiscale dell'attuale Governo sono i seguenti:

  1. il primo è l’evasione, di cui si parla poco o niente. Secondo i calcoli dello stesso Governo, ogni anno si perde gettito per 108 miliardi di euro. Se li recuperassimo, in dieci anni dimezzeremmo il debito pubblico;
  2. il secondo è il cuneo fiscale, che è la distanza fra quanto costa il lavoratore all’azienda e quanto lo stesso lavoratore si trova in busta paga. Ridurlo abbassa i costi, alimenta gli investimenti degli imprenditori e i consumi dei lavoratori. In Italia, il cuneo (tasse più contributi) è pari al 47,70 per cento dello stipendio, per cui è in linea con quanto avviene in Francia e quasi due punti in meno del cuneo tedesco, ma, in Svezia, che è il paese dal fisco più esoso, È sotto il 43 per cento, quasi cinque punti in meno di quello italiano;
  3. i 60 miliardi di entrate tributarie per lo Stato, che ci sarebbero in meno con un'applicazione totale della Flat Tax, evidenzierebbero che si intende, al di la delle dichiarazioni di facciata del Governo gialloverde, smantellare lo Stato Sociale, cioè la Sanità, la Scuola, i Servizi alle persone, i Beni Culturali e l'Ambiente. Questa conseguenza risulta ancor più in tutta la sua evidenza, al di la della conseguente regressione culturale e sociale della nostra Democrazia, dalla constatazione che proprio questi settori sono quelli che oggi e domani nella nostra Società sono ad alta intensità di occupazione. Una Società, nella quale, usando le parole di Emanuele Severino nel suo saggio “Capitalismo senza futuro”, il Capitalismo, ma anche la Politica, sono senza futuro, perchè quest'ultimo sarà dominato dalla tecnologia [Internet delle Cose (IoT), Realtà aumentata, Intelligenza artificiale, Stampa 3D, Rete di comunicazione 5G, Industria 4.0), che porterà a una diminuzione dell'occupazione. Io aggiungo, a meno che la Politica non riesca a riprendersi il proprio ruolo e favorisca i settori che, invece, la Destra di Salvini vuol colpire, ma che sono quelli nei quali investire con forza, ancor di più nei prossimi decenni, soprattutto nel mondo occidentale, con l'invecchiamento della popolazione.

Queste mie considerazioni evidenziano che Sinistra e Destra esistono ancora, eccome e ci saranno ancor di più quanto più cresceranno le disuguaglianza. Una Destra iperliberista, che vuole relegare lo Stato a un ruolo di comprimario rispetto al privato e, soprattutto, rispetto ai potenti e ai più ricchi e una Sinistra, che deve riprendersi il suo ruolo storico, che l'ha vista protagonista, nel rispetto del dettato della nostra Costituzione, nella lotta per la Democrazia, la solidarietà, l'uguaglianza e la difesa dei più deboli.

Dall'attuale crisi si può uscire, contrariamente a quanto vuole fare l'attuale Governo, solo con un rafforzamento del ruolo delle Istituzioni Pubbliche, che devono tornare ad investire nel Welfare. Come diceva Gramsci “La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”.

Donald Sassoon nel suo ultimo saggio “Sintomi Morbosi”, a proposito di crisi, tra gli altri, partendo dalla considerazione di Gramsci, cita, tra i sintomi morbosi, proprio il crollo del Welfare.

Ecco, la proposta della Destra di Salvini sulla Flat Tax è un frutto avvelenato di questa crisi che ci ha investito ed ha come obiettivo principale l'ulteriore indebolimento dello Stato Sociale, oltre a tutte le altre problematiche evidenziate.

Giampiero Vargiu

Laureato in Ingegneria elettrotecnica all'Università di Cagliari nel 1980. Sindaco del Comune di Villagrande Strisaili dal 1995 al 2000. Socio della Società di Ingegneria TEAM SISTEMI ENERGETICISRL, che ha sede operativa a Oristano e opera in tutta la Sardegna. Esperto in efficienza energetica e fonti di energia rinnovabili.