La dorsale del metano serve alla Sardegna? Di Giampiero Vargiu

Ambito Territoriale

Come già scritto in un precedente pezzo sull'Energia, la Regione Sardegna, come previsto nel Piano Energetico e Ambientale della Regione Sardegna, ha deciso di realizzare la metanizzazione dell'intera isola. Ribadisco schematicamente le scelte principali evidenziate anche nel sito ufficiale della Regione Sardegna, inserite nel "Patto per la Sardegna - Metano ed Energia", siglato nel 2016, per un totale di oltre 1,5 miliardi di euro, a valere sull'APQ Metano:

  1. 600 km di dorsale tra depositi e bacini di domanda e lo sviluppo di reti di distribuzione urbane;
  2. 7 depositi costieri tipo Small Scale, di cui 1 autorizzato alla Higas a Oristano, due in autorizzazione a Oristano alla Edison e alla IVI Petrolifera, uno in autorizzazione alla Is Gas a Cagliari, tre in attesa di avviare l'iter autorizzativo, di cui uno a Portovesme e due nell'Area Industriale di Sassari - Portotorres;
  3. reti urbane relative a 38 Bacini;
  4. infrastrutturazione dei porti, nei quali saranno installati i depositi costeri;
  5. consentire per gli impianti di rigassificazione di Gas Naturale Liquido, anche connessi a depositi di GNL Small Scale, la possibilità di rilascio della "TPA (Third Party Access) exemption" e un iter accelerato delle autorizzazioni, attraverso la dichiarazione della strategicità delle opere e avendo a modello la norma per le infrastrutture energetiche strategiche, utilizzata per i depositi petroliferi;
  6. l'adozione di meccanismi, anche con provvedimenti normativi, per la compensazione, per i consumatori domestici dell'Isola, dei potenziali maggiori costi infrastrutturali o di approvvigionamento, simili a quelli previsti per i consumatori delle altre Regioni italiane per le reti isolate alimentate da gas diversi dal metano e del bonus gas per i clienti indigenti;
  7. la revisione ed adeguamento dell'APQ Metano, in linea con le misure che si andranno ad adottare e con la relativa tempistica;
  8. il costo di realizzazione degli adduttori dalla dorsale ai bacini sarà redistribuito sulla tariffa di trasporto regionale del resto dell'Italia;
  9. il prezzo finale del metano per i cittadini sardi sarà analogo a quello che pagano tutti gli italiani.

Come già evidenziato nel pezzo da me scritto e dal titolo " La Valutazione d'Impatto Ambientale (V.I.A.) e il Diritto di Cittadinanza", il 2 ottobre scade il termine ultimo per presentare osservazioni agli elaborati per la Valutazione d'Impatto Ambientale sul progetto della Snam Rete Gas S.p.A., pubblicato sul sito del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che riguarda gli interventi per la realizzazione della "Metanizzazione Sardegna - tratto Nord", da Oristano verso il nord della Sardegna, del metanodotto previsto nel "Patto per la Sardegna", siglato il 29 luglio 2016 tra Regione e Governo e che prevede gli investimenti, che verranno coperti attraverso "l’APQ (Accordo di Programma Quadro) Metano e le tariffe di trasporto e dispacciamento". L'avviso è del 03.08.2017.

Riconfermo le domande poste In quella occasione, aggiungendone qualcuna:

  1. qualcuno è informato in Sardegna?
  2. e i cittadini?
  3. qualcuno ha, in maniera trasparente ed evidente ai "Cittadini Sardi", sviluppato un dettagliato Conto Economico e lo ha presentato da qualche parte in contradditorio, sui costi delle sole dorsali principali, pari a circa 600 milioni di euro?
  4. è stato valutata in maniera approfondita, adeguata e congrua, la domanda di gas in Sardegna, anche alla luce della presenza di altri gas trasportati su gomma nel mercato regionale, con un conseguente corretto dimensionamento delle dorsali?
  5. Sono stati valutati correttamente gli impatti delle dorsali, con il coinvolgimento pieno e reale dei territori nei processi decisionali?

Faccio alcune proposte, correggendo, parzialmente, quelle già avanzate:

  • Come scritto nel saggio di Kate Raworth "L'Economia della Ciambella" con sottotitolo "Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo", oggi "La Sfida che l'umanità ha di fronte è epocale, la pressione umana sui sistemi naturali è completamente insostenibile e, con i grandi cambiamenti globali che abbiamo indotto nella natura, la nostra stessa civiltà è a rischio", per cui occorrono scelte coraggiose, che guardano al futuro, la transizione ad un "Sistema Energetico Sostenibile, Diffuso e Democratico", non è più rinviabile e la Sardegna deve scegliere subito di concentrare i propri investimenti sulle fonti di energia rinnovabile;
  • i 7 depositi costieri Small Scale sono troppi. Va valutata la possibilità di ridurli a quattro;
  • non realizziamo le dorsali, che, una volte realizzate, sono un limite tecnologico e, per il solo fatto che vengono realizzate, non rappresentano una scelta di transizione verso un Sistema Energetico Rinnovabile, Distribuito, Efficiente e Democratico, ma denotano la volontà di puntare sul gas per, almeno, i prossimi 50 anni. Inoltre, con certezza, le dorsali sono a totale carico dello Stato, sovradimensionate, non sono previste le dorsali secondarie verso le zone interne, che non farà mai nessuno e, tantomeno, i privati;
  • la Regione Sardegna si impegni a valutare, in questa fase della prima V.I.A. citata, una soluzione alternativa, tipo quella che si sta per realizzare nello Stato delle Hawaii, simile alla Sardegna come superficie ed abitanti, lo si può fare nel giro di pochi anni, prendendo in considerazione, per esempio, il limite temporale assunto dalla UE, che è il 2030, decidendo:
  1. di eliminare quanto prima le fonti energetiche fossili, considerando il gas una fonte di transizione verso le fonti di energia rinnovabile;
  2. di elettrificare tutto il sistema, facendo interventi con infrastrutture innovative e smart sulle reti, con accumuli del tipo innovativo, anche riprendendo, per la Sardegna, in maniera seria il sistema di accumulo dovuto alle centrali idroelettriche, che potrebbero avere anche altre funzioni, dati i periodi sempre più importanti di siccità;

3. di elettrificare in maniera più importante la Sardegna per quanto riguarda la mobilità, rispetto alle scelte già fatte dalla Regione, peraltro, molto apprezzabili, con la scelta di realizzare stazioni di ricarica elettrica sui principali assi viari.

  • Ribaltiamo l'approccio fin qui tenuto sulla strategia energetica, facendo queste scelte, promuovendo un forte dibattito dal basso:

- superiamo la concezione che l'unico approccio metodologico e procedurale che garantisce il "rispetto" dell'ambiente è quello burocratico, gerarchico e centralizzato;

- imponiamo un dibattito "pubblico" non a posteriori, ma prima che ci siano elaborazioni progettuali, soprattutto, al crescere delle dimensioni e degli impatti delle opere. Il cittadino non deve essere un invitato di serie B. Deve essere individuato un percorso dettagliato, che imponga tutti i passaggi e i dibattiti preliminari necessari perchè le opere siano "sentite" dalle Comunità;

- impediamo che prevalga, ancora, la posizione di chi è convinto che il consumo infinito di suolo è l'unico ingrediente capace di generare sviluppo e crescita;

- mobilitiamoci perchè prevalga una visione, che richiede un processo culturale e sociale in tale direzione paziente e di lungo periodo, che ci porti verso una Società a "Coscienza Biosferica" sviluppata.;

- attiviamoci perchè dal basso si sviluppi un "Patto sociale e culturale" per passare da un modello di valutazione dei progetti non più solo con degli indicatori quantitativi ma qualitativi, con il pieno coinvolgimento dei cittadini, in particolare nelle fasi iniziali di elaborazione delle idee progettuali. In particolare, facciamo in modo che la Valutazione di Impatto Ambientale sulla dorsale del metano citata non passi inosservata.

La dorsale del metano non serve alla Sardegna. Oggi ci sono gli strumenti democratici per fermare un tale progetto.

Giampiero Vargiu

Laureato in Ingegneria elettrotecnica all'Università  di Cagliari nel 1980. Sindaco del Comune di Villagrande Strisaili dal 1995 al 2000. Socio della Societ  di Ingegneria TEAM SISTEMI ENERGETICI SRL, che ha sede operativa a Oristano e opera in tutta la Sardegna. Esperto in efficienza energetica e fonti di energia rinnovabili.

 

 

Commenti

Ho già espresso la mia condivisione per il no alla dorsale, per le ragioni anche espresse così chiaramente da Giampiero.
Il suo post è comunque talmente denso di valutazioni che, come altre volte, mi riservo di ritornarci dopo reiterate letture così da poter esprimere opinioni anche su tanti altri punti toccati.

Solo la dorsale principale è lunga 600 Km., larga 60 m. occuperà 3.600 ha; attraversa 5 IBA, 3 ZPS, 3 SIC e 2 ZU, senza contare l'attraversamento dei fiumi, di aree franose interessate dal PAI, senza contare gli ambiti di paesaggio e le aree di vincolo idrogeologico. Chissà se si mobiliteranno i comitati del NO, i sindaci, le province, la regione con lo stesso impegno che hanno profuso per le energie rinnovabili, in particolare per il solare termodinamico. Di fatto sono tutti dalla parte delle lobby del carbone e del petrolio, alla faccia delle persone che si ammalano e muoiono dall'inquinamento prodotto.

E' vero. Siamo in ritardo nel prendere coscienza dell'importanza delle scelte che vanno fatte in materia di uso delle fonti di energia. Il modello energetico scelto ha sempre deciso i cambi di civiltà e, quindi, dobbiamo recuperare il tempo perso, ma senza farci prendere dall'ansia di dover procedere subito e comunque agli interventi previsti nel Patto sulla Sardegna un merito al metano. Questa può essere una buona occasione per assumere una decisione condivisa dai Cittadini Sardi. Tutti noi possiamo contribuire a prendere l'iniziativa per sviluppare in Sardegna un dibattito serrato prima che sia troppo tardi. Quanto prima occorre promuovere delle iniziative. In merito al grande impegno sulle rinnovabili, chi opera nel settore delle rinnovabili e nell'efficienza energetica sa che, semmai, c'è stato un notevole freno, in particolar modo a livello burocratico e normativo, forse perchè molti si sono spaventati di fronte alla crescita impetuosa e imprevista, in pochissimi anni, della produzione da rinnovabili a discapito della produzione da fonti fossili. Confermo la mia idea che le scelte sul GNL devono essere dettate dall'obiettivo principale che tale vettore energetico deve essere una scelta transitoria e non serve la realizzazione delle dorsali.

Ritorno, come promesso nel mio precedente iniziale commento, sul tema. Poiché leggo sui quotidiani una pressione a procedere da parte anche dei sindacati, Cisl e Cgil in testa, questi stessi dovrebbero spiegare ( lo dico da ex sindacalista Cgil che ha sempre ragionato con la sua testa ):
a - chi farà i collegamenti trasversali dalle dorsali per consentire la distribuzione del GNL nei vari paesi, in particolare quelli interni;
b - esiste una stima economica di spesa per questi collegamenti trasversali che saranno complessivamente di centinaia di Km;
c - che impatto avranno sul territorio questi collegamenti ( ammesso che siano risolti i problemi di cui alle lettere a e b ), che sia aggiungono all'impatto della dorsale principale.
Queste non sono forse problematiche che dovrebbero essere analizzate e sviscerate prima di correre alle incitazioni a fare presto?!

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