La dorsale del metano. Non ci sono alternative? Di Giampiero Vargiu

Ambito Territoriale

Questo pezzo fa seguito a quanto ho scritto in merito all'articolo apparso ne La Nuova Sardegna del 20 maggio appena trascorso dal titolo in prima pagina "Subito la dorsale del metano", a cura di Giuseppe Centore. Tale articolo delineava la posizione dell'Assessora dell'Industria della Regione Sardegna Anita Pili, convintamente a favore della relizzazione della dorsale nord - sud per la distribuzione del gas naturale in Sardegna e del mantenimento del carbone fino a quando il gas sarà distribuito a regime nell'isola.

Per commentare quanto detto dall'Assessora Pili, volendo riferirmi alla transizione energetica della Regione, in questo pezzo cerco di inquadrare la vicenda anche da un punto di vista sociologico e prendo a spunto, riportandone ampi stralci, l' articolo "La teoria del gioco per capire la transizione energetica: il caso della Sardegna"di Daniela Patrucco, apparso sul portale dell'energia sostenibile QualEnergia, che analizza mercati e scenari,. Ritengo che quanto scrivo di seguito serva a mettere in evidenza aspetti importanti e decisivi, in particolare per superare l'impatto sociale, che progetti strategici, quale questo sulla metanizzazione, generano sempre e possa essere utile a inquadrare la situazione sarda dal punto di vista delle scelte in materia di energia, perchè offre più punti di vista.

ll pezzo citato parte dalle domande "Quali sono le partite che si stanno giocando nel processo di transizione energetica? Chi sono i giocatori? E qual è la posta in gioco?

Tali domande sono poste tenendo presente il contesto, nel quale la Regione Sardegna ha varato il proprio Piano Energetico e Ambientale Regionale nel 2015, con ambiziosi obiettivi in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e crescita della produzione di energia da FER (rispettivamente, 50% di riduzione entro il 2030 rispetto al 1990 e aumento di 3 TWh rispetto ai valori del 2013). Lo stesso PEARS prevede l’utilizzo del GNL (Gas Naturale Liquefatto) come fonte per la transizione energetica.

Contemporaneamente, il Comitato “No Metano Sardegna” ha recentemente lanciato la sottoscrizione di una petizione contro la metanizzazione dell’isola, ma si trova a fianco della Regione nel contrastare alcuni progetti per la produzione di energia da rinnovabili, come gli  impianti a concentrazione solare (CSP) nei Comuni di Gonnosfanadiga - Guspini e Villasor - Decimoputzu. Analogo impianto è fortemente contestato dai cittadini e approvato dalla Regione a San Quirico, nell'Oristanese. I primi impianti hanno ricevuto parere negativo dalla Regione Sardegna a causa della massiccia occupazione di terreni agricoli (approssimativamente 250 ettari per ciascuno impianto), forte impatto sul paesaggio e malcontento della popolazione locale. Il secondo è contestato. soprattutto, per l'impianto a biomassa, che gli è funzionale, perchè a ridosso di terreni a forte vocazione agricola e in prossimità del borgo di Tiria e di attività agrituristiche. L’obiettivo condiviso sembra essere il favorire impianti di produzione più piccoli e a generazione distribuita.

Come riportato in QualEnergia, adottando una chiave di lettura originale, Giorgio Osti, Professore associato di Sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università di Trieste, co - curatore, insieme a Luigi Pellizzoni del volume “Energia e innovazione tra flussi globali e circuiti locali”, ha compiuto una disamina del processo di transizione energetica in corso in Sardegna.

L’ipotesi di ricerca è che, secondo Osti "una transizione rapida, efficace e sostenibile emerga nelle isole se una serie di "giochi" energetici sono visibili, se stimolano la partecipazione delle persone e se corrispondono agli obbiettivi tipici degli isolani, che sono indipendenza politica, sviluppo economico e identità culturale. Questi obiettivi possono essere perfettamente tradotti in termini energetici: autosufficienza, energia come fonte di benessere e identificazione territoriale".

Il Professor Osti parte dalla premessa che “la velocità e l’originalità della transizione energetica è maggiore quando si svolgono una serie di giochi pubblici, simbolici e ripetuti”  e questa premessa ha trovato riscontri empirici nella ricerca effettuata sulla Sardegna.

“La transizione energetica della Sardegna – scrive il Professor Osti – è lenta e scarsamente innovativa per l’insufficiente capacità della dirigenza locale di formulare e organizzare giochi di alto livello. Si può imputare questo alla forte asimmetria con giocatori globali esterni e alla impreparazione delle squadre locali, non ultime quelle del privato sociale, non ancora allenate per competere. Non è escluso però, che una volta chiarite alcune poste in gioco, possa avvenire nell’isola una brusca accelerazione”.

Va precisato che non si tratta di teoria dei giochi, applicata prevalentemente in economia e riguardante attori più strettamente tecnici, ma di teoria del giocare sviluppata in senso storico - antropologico. Inoltre, le forme e le procedure di gioco sono intese come metafore del reale funzionamento dei sistemi sociali e tecnici.

Le “partite” che si stanno giocando in Sardegna sono tre e corrispondono agli obiettivi e ai termini energetici individuati da Osti:

- la prima è tra rinnovabili e fonti fossili e vede da un lato la Regione Sardegna e dall’altro l’industria delle rinnovabili;

- la seconda, che riguarda le tecnologie per la transizione energetica, si gioca tra l’evoluzione delle reti (smart grid) e i sistemi di accumulo (storage);

- la terza partita riguarda la sovranità energetica, tenendo presente che lo sviluppo delle rinnovabili in Sardegna è considerato, come per il metano, al pari di una servitù energetica.

Nel pezzo citato il Professor Osti ha chiarito come ha spiegato alcune contraddizioni con la teoria del gioco e come si può spiegare la scelta della Regione Sardegna di utilizzare il metano come fonte per la transizione energetica dell’isola e approvare la costruzione di una nuova centrale a carbone, mentre persegue obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni e produzione da rinnovabili.

La contraddizione è stata spiegata nel seguente modo, che riporto quasi integralmente:

«Questa contraddizione viene giustificata in termini di spiegamento temporale delle fonti. Si immagina un periodo intermedio dominato dal gas naturale e una fase finale di completo approvvigionamento da fonti rinnovabili. Ciò viene a sua volta giustificato sostenendo che non vi sono le condizioni tecniche ed economiche per un passaggio diretto alle rinnovabili. La Sardegna in quanto isola ha un elevato fabbisogno energetico per i trasporti con il continente e, pertanto, secondo gli estensori del Piano Regionale, è impensabile disporre di navi e aerei alimentati con l’elettricità proveniente da pale eoliche, pannelli fotovoltaici e altre fonti minori, come le onde del mare. La grid parity (Con il termine grid parity si intendono tutte le condizioni e gli aspetti economici che fanno in modo che l’energia elettrica autoprodotta con impianti da fonti rinnovabili costi al chilowattora come un chilowattora di energia prodotta con fonti tradizionali (petrolio, gas, carbone)) si può forse raggiungere per i consumi a bassa intensità come quelli domestici, ma per industria pesante e trasporti servono ancora fonti ad altissima concentrazione, che solo le fossili possono garantire".

Secondo Osti, per essere compresa, l’incongruenza della Regione Sardegna va declinata su almeno tre piani:

- il primo piano di analisi è quello della conoscenza se è possibile o meno prefigurare un passaggio diretto alle rinnovabili in una grande isola come sta avvenendo in piccole isole e alle Hawaii. La risposta è sì, ma la dirigenza sarda e anche quella nazionale, che ha espressamente approvato la metanizzazione dell’isola nella Strategia Energetica Nazionale, dice che non è immaginabile. Si gioca, a proposito di metafora ludica, su come è organizzabile il futuro: gli strumenti sono gli scenari, la cui capacità predittiva è strettamente legata a eventi del passato, proiezioni sul futuro e preferenze dei ricercatori. Forse uno scenario con passaggio totale alle fonti rinnovabili poteva essere disegnato. Lo si potrebbe fare anche solo per il gusto di individuare un’utopia, che, a volte, è più capace di mobilitare le persone dei meri calcoli;

- il secondo piano di analisi riguarda le risorse economiche. Di quante e quali risorse finanziarie ha bisogno la metanizzazione dell’isola? Quante sono quelle investibili immediatamente sulle fonti rinnovabili? Paradossalmente, sono molto più precise quelle sul campo di investimento relativo alle fonti rinnovabili. Il fotovoltaico è ormai una tecnologia così matura che se ne possono stimare costi e benefici con elevata precisione sia in termini di rendimenti che di durata. Mentre la metanizzazione ha costi e progetti di realizzazione ancora molto aleatori;

- il terzo piano di analisi è che risulta evidente che massicci investimenti pubblici o di multinazionali del gas potrebbero sopperire a questa carenza previsionale, ma anche qui regna un’elevata incertezza. Forse l'ENI nel giro di una decina d’anni riuscirebbe a completare la rete e i porti per le navi metaniere ma "chi da’ garanzie al colosso energetico circa il ritorno degli investimenti? Solo il governo nazionale lo può fare". Tutto è rimandato a scelte politiche ad altissimo impatto finanziario. Io aggiungo, che poichè l'opera potrebbe essere completata nel 2030 e a quella data il trend, secondo i massimi esperti a livello mondiale di energia, è per una diminuizione della domanda di gas, con relativo aumento dei prezzi, le bollette potrebbero essere più alte di quelle previste oggi.

Aggiunge il Professor Osti «Chi sta giocando al risiko energetico in Sardegna sono soprattutto Enel e Terna. La prima gestisce importanti centrali, la seconda oltre alla rete ad alto voltaggio, i due elettrodotti sottomarini e un grosso polo multitecnologico per l’accumulo di energia a Codrongianos. Enel sta facendo grossi investimenti sui sistemi di accumulo in altre isole, mentre in Sardegna, che pure produce un surplus di energia elettrica, sembra aver lasciato il campo a Terna. Forse è una divisione spaziale della tecnologia. Tolto questo eventuale gioco interno al vettore elettrico, di cui è difficilissimo avere informazioni certe, la vera partita è probabilmente fra un’ulteriore elettrificazione e la menzionata metanizzazione. In tal senso Eni è il giocatore più in vista, ma non si possono escludere altre società energetiche, dato che tutte sono multinazionali estremamente mobili. Queste però sono abituate a muoversi con ampi e duraturi accordi nazionali, che permettano loro il rientro degli investimenti».

Ancora, riprendendo il progetto delle due citate "Comunità Sostenibili" di Benetutti e Berchidda finanziate dalla Regione nella passata legislatura, dice Osti «Un’altra partita riguarda le tecnologie per i sistemi di accumulo e le smart grid locali. Qui ci sono altri attori, in primis le industrie che promuovono batterie ad uso domestico e software. Il campo da gioco è solo un po’ più affollato, essendo la soglia di entrata più bassa e potendo vendere il prodotto a singoli utenti. Ma già la smart grid prevede di avere un cliente che possieda la rete elettrica. Infatti la Regione Sardegna ha promosso una sperimentazione in due piccoli paesi, i cui Comuni possiedono la rete. È un aspetto interessante e raro di "Smart Village". I giocatori sono, dunque, amministrazioni locali, imprese di media grandezza capaci di approntare software e hardware per stoccare e distribuire energia, agenzie R&S (Ricerca e Sviluppo), capaci di fare l’assistenza tecnica.

Nella ricerca effettuata, nel rispetto del corretto approccio sociologico, si è imputato un certo ruolo anche alla società civile formata, come è tradizione, da movimenti di opinione, associazioni culturali, imprese sociali. Un importante giocatore è stato considerato il movimento per l’indipendenza e l’identità sarda, che in campo energetico appare piuttosto confuso e incapace di sostenere fattivamente investimenti nelle fonti rinnovabili. Spiega il Professore che "L’identità sarda, nonché il carattere pugnace degli abitanti dell’isola, non ha ‘sfornato’ giocatori in grado di avviare né una massiccia campagna di installazione di micro - impianti, come il fotovoltaico, né una massiccia adesione all’azionariato energetico, così come è successo per l’eolico in molta parte del nord Europa. Molto si spiega con il basso reddito medio della popolazione, ma non del tutto. Sta di fatto che l’isola, come buona parte del Mezzogiorno, ha lasciato campo libero a investimenti esterni o interni poco interessati alle ricadute locali della produzione sostenibile di energia».

Osti conclude dicendo «La posta in gioco nella transizione energetica sarda riguarda, soprattutto, il bilanciamento fra autosufficienza e interdipendenza con il continente. C’è già un elevato interscambio di energia elettrica grazie ai due cavi sottomarini. Ciò coinvolge anche la Corsica. Le isole dovrebbero privilegiare il primo aspetto, l’autosufficienza relativa, per ragioni di costo e di opportunità politica, ma non è scontato. Infatti per la Sardegna si potrebbe prefigurare un terzo elettrodotto sottomarino in grado di accentuare l’interdipendenza e l’elettrificazione dell’isola».

Alla osservazione del giornalista "Resta il fatto che la potenzialità delle rinnovabili nell’isola è notevole", Osti risponde «Infatti è la Regione più ventosa d’Italia e seconda solo alla Sicilia per radiazione solare. La posta in gioco è, quindi, molto ampia ma anche difficile da delimitare. Dipende da scelte strategiche di attori per lo meno nazionali. Così come l’Italia è una sorta di hub del gas, la Sardegna potrebbe diventare un hub del solare. L’interdipendenza però gioca contro l’ideale dell’autosufficienza energetica. Questo è un dilemma che riguarda tutti i sistemi energetici: si potenziano i collegamenti esterni o le fonti locali? Una risposta che forse concilia globalisti e sovranisti, per usare una terminologia ad effetto, sta nei sistemi di accumulo multiscala, che, per ora, in Sardegna sono sviluppati ancora a livello sperimentale, se non addirittura solo nelle parole di amministratori pubblici, tecnici e investitori. Tutti a lodare queste tecnologie complementari ma davvero pochi ad agire speditamente».

Ecco, sono ricorso a questo "gioco" che individua almeno tre partite giocate in Sardegna sull'energia per dimostrare che la posizione, che sembra non presentare dubbi di sorta, dell'Assessora Pili rispecchia la posizione vecchia, di conservazione, senza il necessario coraggio per guardare al futuro, preconcetta e di chi sa vedere solo l'oggi, tipica di quegli adulti che i giovani del Movimento Global Climate Strike for Future, ma anche il mondo scientifico e tanti cittadini stanno tentando, in tutto il mondo, di rovesciare, perchè non ha visione, non ha rispetto del futuro, che è, prima di tutto, dei giovani ed è anni luce lontana dalle scelte necessarie per fare in modo che non si arrivi al punto in cui i cambiamenti climatici saranno irreversibili, che potrebbe essere anche tra dodici anni, secondo molte previsioni.

Alla domanda se non ci sono alternative alla dorsale del metano e all'utilizzo del carbone fino alla situazione in cui il gas sarà distribuito a regime in tutta l'isola, rispondo "certo che ci sono alternative. Basta vederle e volerle valutare. Ma, soprattutto, basta voler coinvolgere in un dibattito pubblico veramente partecipato i cittadini e tutte le realtà sociali, su un tema così dirimente come quello del modello energetico e dei cambiamenti climatici. La scelta del modello energetico ha, nella storia dell'umanità, deciso sempre l'evoluzione e il progresso civile, il miglioramento delle relazioni umane, il linguaggio e la comunicazione. Ci ha portato alle attuali Democrazie. Oggi occorre decidere se nel futuro l'Umanità avrà una forte "coscienza biosferica", con un modello energetico orizzontale e a energia distribuita a fonti rinnovabili e sostenibili o si continuerà con il modello di distribuzione verticale dell'energia a fonti fossili, in una Società incurante dei cambiamenti climatici, poco democratica e di "consumatori".

 

Giampiero Vargiu

Laureato in Ingegneria elettrotecnica all'Università  di Cagliari nel 1980. Sindaco del Comune di Villagrande Strisaili dal 1995 al 2000. Socio della Societ  di Ingegneria TEAM SISTEMI ENERGETICISRL, che ha sede operativa a Oristano e opera in tutta la Sardegna. Esperto in efficienza energetica e fonti di energia rinnovabili.

 

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