Turismo congressuale. Di Elisa Dettori

Ambito Territoriale

Secondo le recenti stime dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi-OICE, il turismo congressuale in Italia è un fenomeno in costante crescita. Attualmente lo è soprattutto nella parte settentrionale del nostro Paese, grazie a importanti investimenti nei settori del marketing e della promozione. Ma si diffonde in modo discreto anche al Sud e, certo,  può diventare sempre più attrattivo, grazie anche alla bellezza dei suoi territori.

Tale tipologia di risorsa, è legata a tutte quelle manifestazioni basate sul bisogno di soddisfare la necessità di forme di incontro organizzate. Comprende quindi riunioni d’affari o conferenze dedicate alla divulgazione scientifica ma anche eventi sportivi, culturali e non solo.

I convegni, soprattutto se relativi a grandi eventi, sono capaci di muovere numerose persone che, in molti casi, hanno una notevole capacità di spesa ed è per questo che possono diventare una risorsa da cui ottenere un ottimo rendimento, se si ha la lungimiranza di potenziare e sponsorizzare al meglio i luoghi in cui si svolgono.

Tra i partecipanti vi possono essere inoltre degli influencer, ossia individui che non devono essere necessariamente famosi agli occhi del grande pubblico ma che esercitano comunque un forte ascendente su chi gravita intorno al loro settore di riferimento e possono pertanto rivelarsi una preziosa cassa di risonanza che consente pubblicità gratuita e, elemento ancor più importante, credibile.

Può apparire singolare che nell’era di internet e delle video-conferenze, in controtendenza con quanto ci si aspetterebbe, sia possibile rilevare un notevole entusiasmo riguardo l’opportunità di poter usufruire di spazi di incontro nei quali dialogare relazionandosi con altri di persona, ma tant’è.

Del resto, l’uomo sente per natura la necessità di socializzare, di stringere una mano, di creare un rapporto con i colleghi e di consolidarlo attraverso la condivisione di un’esperienza. Tutte situazioni che un contatto virtuale non può concretizzare. E sono proprio queste finalità insostituibili a rendere importanti gli incontri vis-à-vis.

È quindi ragionevole sostenere che quella dell’industria congressuale sia un’opportunità da cogliere per ottenere vantaggi significativi, come consentire alla Sardegna di destagionalizzare i flussi turistici. La stessa città di Oristano potrebbe divenire un’eccellenza in questo senso, almeno in ambito regionale, per iniziare. Collocandosi in una posizione geografica ottimale, potrebbe infatti mirare a ricoprire un ruolo di assoluto rilievo in questo senso. E, potenziando le proprie peculiarità, potrebbe aspirare ad accogliere uomini e donne d’affari provenienti da tutto il mondo.

Potrebbe diventare capofila di progetti interessanti che coinvolgano l’intera provincia. Progetti ben definiti, che non restino solo sulla carta e che consentano di fare sistema tra strutture congressuali, fornitori di servizi che vi ruotano intorno e territorio. Si dovrebbero sollecitare i soggetti interessati e le imprese che si occupano di intercettare e promuovere eventi, affinché facciano rete. Si dovrebbe migliorare l’accoglienza, puntando prima di tutto su un valido investimento in capitale umano, risorsa preziosa e fondamentale, da troppo tempo trascurata nell’isola e soprattutto nelle zone più depresse come la nostra.

Un turismo di questo tipo potrebbe realizzarsi valorizzando quelle tipicità della provincia che la rendono unica come ad esempio il clima mite per gran parte dell’anno, l’enogastronomia o la possibilità di offrire, coprendo brevi distanze, momenti di relax sia al mare che in montagna, dopo un’intensa giornata di lavoro. L’oristanese ha tanti punti di forza che ne fanno un luogo oggi attraente per il singolo turista, ma domani forse appetibile per chi gestisce e frequenta incontri associativi organizzati.

È quindi necessario rafforzare i servizi ed essere competitivi, attraverso interventi mirati. Oggi il turismo congressuale è una realtà solida e in forte espansione, che non giova solo alle strutture nelle quali si svolgono i congressi ma crea indotto, con numeri rilevanti e in costante crescita.

Le istituzioni e i privati dovrebbero collaborare e adoperarsi per sfruttare al meglio questa opportunità, al fine di rendere la Regione più competitiva sotto questo aspetto. E, perché no, magari conferendo un ruolo di rilievo proprio a Oristano.

Elisa Dettori

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