Gli antichi dicevano “Mens sana in corpore sano”, ma cosa succede quando il corpo diventa “troppo” sano? Di Paola Pinna

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Questo motto latino ci ricorda, come fin dai tempi antichi, il benessere fisico e la cura  del corpo fossero collegati al benessere psicologico, mente e corpo erano considerate connesse l’una all’altra in maniera tale che potevano influenzarsi vicendevolmente. Spesso un malessere fisico incide sul nostro umore e viceversa, un problema psicologico può ripercuotersi sul nostro corpo. E’ risaputo che fare attività fisica permette di mantenersi sani e in forma alleviando dolori, aiutando la prevenzione delle malattie e attenuando lo stress quotidiano. Ma la pratica sportiva può diventare un’ossessione dannosa per noi stessi arrivando a diventare una vera e propria dipendenza.

Molti studi hanno cercato di stabilire quali meccanismi neurobiologici sono implicati nella trasformazione dello sport in un farmaco che può aiutare, in giuste dosi, a superare disagi psicologici cronicizzati su basi organiche come ansia e depressione, ma che può anche diventare una droga in grado di produrre piacere, così come veri e propri sintomi di astinenza fisica.

Quello che sembra chiaro è la grande capacità dello sport di attivare la disponibilità della “dopamina” e delle cosiddette “beta-endorfine”, sostanze chimiche endogene del cervello dall’effetto simile agli oppioidi esogeni, come eroina e morfina. L’ipotesi conseguente è che lo sport, soprattutto quello aerobico, può attivare la dipendenza in virtù della sua capacità di sostenere l’alta disponibilità di queste sostanze di cui il cervello legge l’assenza attraverso i sintomi dell’astinenza.

L’ ‘exercise addiction’ può essere definita come una dipendenza da un programma di esercizio fisico con la comparsa di sintomi di “astinenza” dopo 24/36 ore di mancata pratica dell’attività sportiva e colpisce soggetti non professionisti che hanno come passione una determinata attività sportiva.

A tutti capita di saltare un allenamento, per pigrizia, poca voglia, altri impegni, ma quando l’attività sportiva finisce per dominare e regolare la vita dell’individuo, si parla di dipendenza. Talvolta la dipendenza da sport accompagna altri disturbi come quelli alimentari, dove la ricerca della forma fisica perfetta (unita a un’immagine distorta del proprio corpo) diventa l’obiettivo unico della vita.

Tutta la vita della persona ruota intorno all’allenamento e all’attività fisica, si trascura la famiglia, la vita sociale, il lavoro, tutto viene finalizzato all’andare in palestra e ad allenarsi. Quando la pratica sportiva non è più un piacere, ma diventa il DOVERE e lo SCOPO finale della nostra giornata, si è instaurata una dipendenza.

Va sottolineata la frequente presenza di anoressia e bulimia nervosa associate alla “pratica fisica dipendente” e alimentate dalle stesse motivazioni di controllo del peso e dell’aspetto fisico che si pongono alla base dell’exercise addiction, soprattutto nelle donne.

Negli uomini le motivazioni alla base della “dipendenza sportiva”, se legate al controllo dell’immagine corporea, portano più spesso a mostrare il problema della cosiddetta “anoressia inversa”, ossia quella paura patologica, tipica di alcuni bodybuilders, di diventare troppo magri, deboli e sottosviluppati dal punto di vista muscolare.

Ciò che appare comune è la presenza di un comportamento di iper-controllo dell’alimentazione associato alla dipendenza da esercizio fisico.

In sintesi la dipendenza da sport mostra come una passione possa essere negativa per la qualità della vita e giustifica la distinzione fra passioni e oggetti d’amore che invece sono sempre migliorativi della nostra esistenza.

Paola Pinna

Psicologa del lavoro laureata presso l'Università  degli Studi di Cagliari, specializzata in psicoterapia presso il Formist di Cagliari.

Commenti

Come in tutte le cose bisogna essere sobri, equilibrati e ricercare l'armonia tra il corpo e la mente. La Società complessa e competitiva di oggi spinge molte persone verso le devianze segnalate da Paola.

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