Il "sogno europeo di una Società Equa e Sostenibile": L'Italia. Di Giampiero Vargiu

Ambito Territoriale

Ho già scritto alcuni pezzi su questo tema. L'ultimo aveva il titolo Il "sogno europeo di una Società Equa e Sostenibile". L'Europa.

In quel pezzo richiamavo:

- la Risoluzione 70/1 " Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile" approvata il 25 settembre 2015 dall'Assemblea Generale dell'ONU, con la descrizione dei 17 nuovi Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile;

- la Strategia “Europa 2020”, basata su tre priorità, tra loro reciprocamente interconnesse: 

1 crescita intelligente, mediante lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, la ricerca e l’innovazione; 

2 crescita sostenibile, ossia più efficiente nell’uso delle risorse, più “verde” e più competitiva; 

3 crescita inclusiva, che promuova politiche per l’occupazione e la riduzione della povertà.

- gli indicatori BES ("Benessere Equo e Sostenibile") presentati dal portavoce dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) Enrico Giovannini, da Presidente dell'ISTAT.

In questo pezzo mi soffermo su quanto ha fatto in merito l'Italia.

Il Governo Renzi, con la Legge 163/2016, che ha riformato la Legge di Bilancio, fa entrare il BES, per la prima volta, nel processo di definizione delle politiche economiche, portando l’attenzione sul loro effetto anche su alcune dimensioni fondamentali per la qualità della vita.

È stato costituito un Comitato, del quale sono stati chiamati a far parte i massimi rappresentanti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dell’ISTAT e della Banca d’Italia, insieme a due esperti di chiara fama, con l’obiettivo di proporre una selezione degli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES), da considerare, annualmente, nel Documento di Economia e Finanza (DEF) e in una Relazione, da presentare al Parlamento.

Nel DEF di aprile 2017 del Governo Gentiloni si è tenuto conto delle indicazioni della Legge 163/2016, includendo le valutazioni per una prima provvisoria selezione di 4 indicatori scelti tra quelli compresi nella struttura (framework) BES.

A conclusione dei lavori del Comitato di esperti citato e, in seguito al parere favorevole delle Commissioni competenti di Camera e Senato, con Decreto Ministeriale è stata pubblicata la lista definitiva che comprende 12 indicatori.

Il Governo Gentiloni ha presentato la Strategia Nazionale di attuazione della Legge 163/2016 nel luglio 2017.  In base a tale Strategia, la sostenibilità non va più coniugata solo in ottica ambientale, ma riguarda tutto l’agire politico, tutta la pianificazione strategica, dal lavoro alla giustizia, all’urbanistica, ai diritti civili.

Il 16 ottobre 2017, Il Ministro dell'Economia e delle Finanze Padoan ha emanato il Decreto "Individuazione degli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES)", così individuati all'articolo 1:

1) reddito medio disponibile aggiustato pro capite;

2) indice di diseguaglianza del reddito disponibile;

3) indice di poverta' assoluta;

4) speranza di vita in buona salute alla nascita;

5) eccesso di peso;

6) uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione;

7) tasso  di  mancata  partecipazione  al  lavoro,  con  relativa scomposizione    per genere;

    8) rapporto tra tasso di occupazione delle donne  di  25-49  anni con figli in eta'   prescolare e delle donne senza figli;

9) indice di criminalita' predatoria;

10) indice di efficienza della giustizia civile;

11) emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti;

12) indice di abusivismo edilizio.

A febbraio 2018, il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha trasmesso al Parlamento la prima "Relazione sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile", nella quale è evidenziata l’evoluzione dell’andamento dei 4 indicatori di benessere equo e sostenibile considerati nel DEF 2017, sulla base degli effetti determinati dalla Legge di Bilancio approvata a dicembre.

Nel DEF 2018 è stato preso in considerazione il set completo di indicatori di benessere equo e sostenibile selezionati, per i quali l’ISTAT ha fornito gli aggiornamenti al 2017, basati sia su dati definitivi, sia su dati provvisori o sui risultati di modelli per stime anticipate predisposti ad hoc.

Dal Rapporto ISTAT sul BES 2017 emergono le seguenti considerazioni:

1. il reddito medio disponibile aggiustato pro capite [Rapporto tra il reddito lordo disponibile delle famiglie (consumatrici + produttrici) aggiustato (ovvero inclusivo del valore dei servizi in natura forniti dalle istituzioni pubbliche e senza fini di lucro) e il numero totale di persone residenti, a valori correnti in euro] è passato, dal 2004 al 2017, da 20.035,00 euro a 22.226,00 euro;

2. l'indice di diseguaglianza del reddito disponibile (rapporto fra il reddito equivalente totale ricevuto dal 20% della popolazione con il più alto reddito e quello ricevuto dal 20% della popolazione con il più basso reddito) è passato nel periodo 2004 - 2017, da 5,6 a 6,4, con un aumento della disuguaglianza del 12,5%;

3. l'indice di povertà assoluta (percentuale di persone appartenenti a famiglie con una spesa complessiva per consumi pari o al di sotto del valore soglia di povertà assoluta, sul totale delle persone residenti) è passato, dal 2005 al 2017, da 3,3 a 8,3;

4. la speranza di vita in buona salute alla nascita (numero medio di anni che un bambino che nasce in un determinato anno di calendario può aspettarsi di vivere in buone condizioni di salute, utilizzando la percentuale di individui che rispondono "bene” o “molto bene” alla domanda sulla salute percepita) è passata, nel periodo 2009 - 2017, da 56,4 a 58,5 anni;

5. l'eccesso di peso  [proporzione standardizzata di persone in sovrappeso o obese di 18 anni e più sul totale delle persone della stessa classe di età, con riferimento alla classificazione dell’Indice di massa corporea (rapporto tra il peso, in Kg, e il quadrato dell’altezza, in metri) dell’Organizzazione mondiale della sanità, in valori percentuali)] è passato, dal 2005 al 2017, da 45,0 a 44,8;

6. l'uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione [percentuale di persone di 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media), che non sono in possesso di qualifiche professionali regionali ottenute in corsi con durata di almeno 2 anni e non inserite in un percorso di istruzione o formazione sul totale delle persone della stessa classe di età] è passata, nel periodo 2004 - 2017, da 23,1 a 14,0;

7. il tasso di mancata partecipazione al lavoro  [percentuale di disoccupati  + inattivi disponibili a lavorare sul totale delle forze di lavoro +  inattivi disponibili a lavorare (classe di età 15-74 anni)] è passato, nel periodo 2004 - 2017, dal 15,5 al 20,5, per i maschi dal 10,5 al 17,3 e per le femmine dal 22,2 al 24,5;

8. il rapporto  tra tasso di occupazione delle donne   25-49 anni con figli in età prescolare  e delle donne senza figli [rapporto tra il tasso di occupazione delle donne con almeno un figlio in età 0-5 anni e il tasso di occupazione delle donne senza figli, per 100 (classe di età 25-49 anni)] è passato, nel periodo 2004 - 2017, da 69,5 a 75,5;

9. l'indice di criminalità predatoria per mille abitanti (numero di vittime di furti in abitazione, borseggi e rapine per 1000 abitanti, corretto per le mancate denunce) è passato, nel periodo 2004 - 2017, da 15,2 a 24,1;

10. l'indice di efficienza della giustizia civile in giorni (durata media effettiva in giorni dei procedimenti definiti presso i tribunali ordinari) è passato, nel periodo 2012 - 2017, da 461 a 445;

11. le emissioni di CO2 e altri gas climalteranti (tonnellate di CO2 equivalente per abitante) sono passate, nel periodo 2004 - 2017, da 10,3 a 7,6;

12. l'indice di abusivismo edilizio in valori percentuali (numero di costruzioni abusive per 100 costruzioni autorizzate dai Comuni) è passato, nel periodo 2004 - 2017, da 13,0 a 19,4.

I dati evidenziati rappresentano una situazione con ombre e luci, ma sono, comunque, il segno di un approccio moderno e coerente con gli obiettivi dell'Agenda 2030, con gli impegni della UE e dell'Italia.

Giampiero Vargiu

Laureato in Ingegneria elettrotecnica all'Università  di Cagliari nel 1980. Sindaco del Comune di Villagrande Strisaili dal 1995 al 2000. Socio della Societ  di Ingegneria TEAM SISTEMI ENERGETICISRL, che ha sede operativa a Oristano e opera in tutta la Sardegna. Esperto in efficienza energetica e fonti di energia rinnovabili.

Commenti

Giampiero prosegue nel suo piano di informazione, secondo lo schema che aveva dichiarato nel precedente Post. Trovo di grande interesse le scelte che sono state fatte in Italia di dotarsi di un quadro sistematico, cui ispirare, spero anche per il nuovo Governo, le scelte di politica economica . Faccio al riguardo un'osservazione generale e tre osservazioni specifiche.
L'Osservazione generale è una critica ai due Governi Renzi e Gentiloni che non hanno dato un'informazione istituzionale adeguata alle scelte assunte di dotarsi di strumenti informativi così importanti, che avrebbe meritato ben altra rilevanza e che invece è passata quasi sconosciuta al grande pubblico.
E vengo invece all'evidenza - insieme alle luci - a porre l'attenzione su tre indicatori in negativo:
1 - Indice di disuguaglianza dove il reddito equivalente del 1° quintile ( primo 20% ) è passato da 5,6 a 6,4 volte rispetto al 5° quintile ( cioè il 20%% più basso ), a conferma di quanto andiamo scrivendo già da tempo sul sito dell'Associazione: cioè che tra i principali problemi in Italia c'è la grande disuguaglianza reddituale, che è uno dei fattori che deprime la crescita. Purtroppo, e non credo di essere lontano dal vero, questa situazione si aggraverà ulteriormente se verrà applicata la "dual tax" del Governo giallo - verde con un aliquota ai già molto ricchi che passerà dal 43 al 20%;
2 - Indice di povertà che si è in sostanza quasi triplicata, passando dal 3,3 a 8,3. Ovviamente l'indice di disuguaglianza non è ininfluente, considerato che si è ampliata la platea di lavoratori precari con scivolamento progressivo tra gli incapienti e via via nell'area della povertà. Invece di pensare ad una "flat tax" per il reddito delle imprese, che peraltro già esiste al 24% e che si vuole portare al 15%, l'area su cui bisognerebbe intervenire per il sistema delle imprese ed i lavoratori è un sostanziale intervento sul "cuneo fiscale" e un sistema di "sgravi" sugli investimenti produttivi, per favorire la competitività delle imprese abbassando il costo del lavoro e consentendo un più elevato "netto" in busta paga per i lavoratori. Nel frattempo tamponare incapienza e insussistenza reddituale rafforzando finanziariamente il REI;
3 - Tasso di mancata partecipazione al lavoro, passato da 15,5 a 20,5. Sul punto riterrei che un po di margine potrebbe essere recuperato nel differenziale tra PIL "potenziale" e PIL "reale" ( rimando sul punto ad un mio Post di prossima pubblicazione).Siccome il PIL "potenziale" è una stima ed è in discussione il criterio europeo adottato per il calcolo del tasso di disoccupazione - già criticato, attraverso il Ministro dell'economia, dai governi Renzi e Gentiloni - un qualche margine di manovra potrebbe essere ricavato da una sua revisione ( o con un artificio in Italia ).

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