Il Reddito di solidarietà attiva (RSA): l’esperienza della Francia. Di Antonio Ladu

Ambito Territoriale

In Francia il tema dell’inserimento sociale e lavorativo ha un’esperienza di 30 anni. Vale quindi la pena, per un paese come l’Italia, che sta iniziando  ad affrontarlo con iniziative ancora parziali o con proposte tutte ancora da attuare, guardare con attenzione al paese più vicino al nostro per popolazione, economia e cultura.

La prima legge di sostegno al reddito, il RMI (Reddito minimo di inserimento), introduceva due innovazioni importanti, rispetto alle politiche di inserimento seguite fino allora, nei confronti dei disoccupati o precari in situazione di povertà assoluta o relativa: in primo luogo un dispositivo che garantiva un minimo di risorse di sussistenza da facoltativo diventava un diritto garantito dalla legge; in secondo luogo la stipula di un contratto d’inserimento necessario per avere diritto al sussidio.

La legge sulla solidarietà attiva è nata nel 2009 sulla base della constatazione che le condizioni di povertà, legate essenzialmente alla disoccupazione all’epoca del reddito minimo di inserzione, si erano considerevolmente ampliate con l’estendersi del lavoro precario e a tempo parziale.

Il RSA garantisce ai beneficiari un redito minimo  con una contropartita obbligatoria di cercare un impiego o di definire e seguire un progetto professionale finalizzato a migliorare la sua situazione finanziaria.

Il RSA è, quindi, un supplemento di reddito per i lavoratori poveri e un minimo sociale per i disoccupati.

Ha l’obiettivo di favorire il reimpiego delle persone che ricevono un minimo sociale attraverso tre strumenti destinati a questo scopo: mantenimento di una parte delle prestazioni del RSA in caso di reimpiego; accompagnamento personalizzato in vista del ritorno al lavoro; sviluppo progressivo dell’aiuto personalizzato di ritorno all’impiego. 

Qual è l’importo del RSA?

Per mese è il seguente secondo il numero dei beneficiati e la situazione familiare:

-1 persona sola = 545,48 euro

- 1 persona sola con un bambino o una coppia = 818,21 euro

- 1 persona sola con due bambini o una coppia con un bambino = 981,85 euro

1- coppia con due bambini o una persona sola con 3 bambini = 1.145,50 euro

Da questi importi sono sottratti gli aiuti alimentari e il forfait alloggio che tiene conto degli aiuti per l’alloggio o se il beneficiario del RSA è proprietario della abitazione in cui vive. Questa somma va da 64,41 a 159,42.aseconda dei componenti il nucleo familiare.

Sul piano delle politiche di integrazione i cambiamenti hanno portato, oltre al RSA, alla riorganizzazione dei Servizi per l’impiego con l’obiettivo di seguire il percorso individualizzato dei disoccupati e dei precari.

Condizioni per accedere al RSA

Le principali sono che il totale del reddito familiare (anche senza legami di parentela) sia inferiore al salario minimo garantito. L’ammontare netto mensile dello Smic nel 2018 è di 1.173 euro; è necessario, inoltre, essere cittadini francesi e non avere più di 25 anni.

Gestione Finanziamento e costi

Il RSA è gestito dalle province ed è versata dalla CAF (Cassa trasferimenti familiari) e dal MSA (Mutualità sociale agricola)

Costa 10 miliardi all’anno ed è finanziato dal Fondo nazionale di solidarietà attiva alimentato da una nuova tassa sulle rendite del capitale e del patrimonio.

Per 2,20 miliardi è finanziato dalle  province che hanno visto aumentare le spese a loro carico del 18,3% nel 2017 rispetto all’anno precedente. Non c’è da stupirsi se chiedono con forza che il finanziamento sia a carico dello Stato.

Vi è da dire che 1,7 milioni di persone che avrebbero diritto al RSA non l’hanno domandato, altrimenti il costo sarebbe stato di 14-15 miliardi.

Premio di Attività

Questo strumento si accompagna al RSA.

Al premio di attività hanno accesso i giovani attivi di età inferiore ai 25 anni e i lavoratori autonomi il cui fatturato è inferiore a determinate soglie.

L’obiettivo del  premio di attività (Prime d’activité) è di dare un supplemento di reddito alle persone che lavorano per un reddito debole, per esempio un tempo parziale pagato allo Smic  (Salario minimo garantito) e di  aiutare i disoccupati a trovare un lavoro.

Si stima che circa 4,4 milioni di famiglie, 5,3 milioni di persone, abbiano ricorso almeno una volta a questo strumento a Settembre 2017.

L’ammontare medio mensile è di circa 159 euro e il finanziamento per il 2018 ammonta a 4 miliardi di euro.

A chiusura del post riporto che se le valutazioni  sono positive sul piano del sostegno al reddito, sono invece molto controversesu quello dell’inserimento al lavoro.

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano al Liceo Jeanson de Sailly a Parigi. Sindacalista  nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. E’ stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

 

 

Commenti

Un contributo di analisi assai utile per avere, sul tema, un quadro extra nazionale. Tuttavia, anche in relazione all'osservazione sottolineata da ultimo personalmente mi piacerebbe approfondire ulteriormente i profili tracciati e anche le modalità e l'organizzazione pubblica delle strutture che si occupano del lavoro.

Il mondo globalizzato, Internet delle Cose, la realtà aumentata e l'intelligenza artificiale ci costringeranno nel futuro prossimo ad approfondire le questioni poste da Antonio, se non vogliamo trovarci nella situazione di aumento della disoccupazione e della povertà. L'obiettivo principale deve essere la lotta alle disuguaglianze. Rispetto a queste ultime il neoliberismo ha fallito clamorosamente, in quanto basava tutta la sua teoria sul fatto che l'economia di mercato senza regole, dopo un primo periodo di aumento delle disuguaglianze, si sarebbe autoregolato e le disuguaglianze sarebbero diminuite. Sta succedendo tutto il contrario: i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, senza lavoro, sfruttati, sottopagati e senza diritto di cittadinanza.

Interessante approfondimento sulla situazione francese. Il loro metodo segna la dicotomia tra le varie proposte fatte, da più parti, nel nostro paese in cui si ritiene che il prestatore del beneficio debba lavorare alcune ore alla settimana per la collettività o sia obbligato ad accettare qualsiasi lavoro venga proposto. Il RdC o salario minimo garantito ( per coloro che ritengono che sganciare dalla prestazione lavorativa, e dal sistema lavoro, uno strumento di redistribuzione del reddito, non sia corretto) per evitare lo stritolamento dei diritti del lavoratore deve mirare al suo ricollocamento base alle sue attitudini e competenze.
Dove infatti viene posta la condizione che si possono rifiutare massimo 3 offerte di lavoro, qualsiasi, come in Germania si calpestano diritti dei lavoratori conquistati in anni di battaglie ed il RdC diventa un'arma nelle mani del liberismo economico per ottenere sfruttamento e mano d'opera a basso costo.

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