Il partito della spesa (o del cemento), come il partito dell’austerity (o della tutela dell’ambiente), non hanno senso. Di Riccardo Scintu.

Argomento
Ambito Territoriale

Vista la pochezza dei programmi elettorali e delle proposte politiche sul campo, in questo post mi concentro su alcuni concetti generali. Mi soffermo in modo particolare sulla problematica delle dicotomie, ovvero i temi per i quali il dibattito si polarizza in due sole posizioni contrapposte e non dialoganti. Tra queste: TAV sì/no, reddito di cittadinanza sì/no, per il governo/contro il governo e così via. Appurato che ognuno di questi concetti è una semplificazione della realtà che un osservatore intellettualmente onesto non dovrebbe accettare, ancora di più non si dovrebbero accettare le dicotomie sulle linee generali.

Mi concentro dunque su due temi molto dibattuti:

  1. in Italia, negli ultimi anni, siscontrano due linee di pensiero assolutistiche: il partito della spesa e il partito dell’austerity.
  2. In Sardegna, da decenni ormai, si scontrano due linee di pensiero altrettanto assolutistiche: il partito del cemento e il partito della tutela ambientale.

Utilizzerò i due temi per segnare, in conclusione, alcuni punti che ritengo importanti.

La dicotomia Spesa/Austerity.

Per spiegare l’assurdità di tale contrapposizione mi permetto di fare un esempio per certi versi semplicistico, ma efficace. Ipotizziamo una famiglia in ristrettezze economiche che per soddisfare il proprio fabbisogno necessita di indebitarsi un poco ogni anno, fino ad accumulare negli anni un debito di 40.000 euro a fronte di un reddito annuo di 35.000 euro (più o meno le dimensioni relative del debito pubblico italiano).

Il partito dell’austerity direbbe che è necessario, per la famiglia, ridurre i costi e contenere il debito, anzi sarebbe ideale ridurlo al di sotto del 100% del reddito annuo in breve tempo. Il partito della spesa invece direbbe che la famiglia dovrebbe indebitarsi maggiormente e investire i soldi per guadagnare di più e poter coprire il deficit annuale e il debito accumulato.

Mi sembra evidente che le due soluzioni hanno entrambe delle condizioni da soddisfare: da un lato occorre considerare se un’ulteriore riduzione delle spese permette alla famiglia una vita dignitosa, dall’altro occorre capire la qualità dell’investimento aggiuntivo in funzione dell’aumento del reddito complessivo della famiglia. Banalmente, se uso i soldi presi a prestito per comprare la playstation nuova, tale spesa sarà improduttiva; se li spendo per far studiare un figlio, compirò un’azione virtuosa.

Credo che ogni decisione sulla spesa da assumere dovrebbe essere valutata così, in relazione agli esiti necessitanti e attesi: in altre parole sono le politiche a determinare la bontà di una spesa, non il suo ammontare.

Un corollario della dicotomia è che una volta che prevale un’impostazione, questa non può essere valutata di per sé, ma solo ex post sulla base degli esiti prodotti. Anche questa semplificazione non è convincente: in primo luogo perché ogni decisione dovrebbe essere fatta sulla base di un obiettivo atteso, da discutere di per sé; inoltre perché disponiamo di strumenti di analisi per comprendere, almeno in parte, gli effetti futuri delle decisioni prese. Se fosse necessario sempre e solo verificare gli effetti ex post, non avrebbe senso programmare alcunché, ma sarebbe sufficiente tirare dei dadi e vedere l’effetto che fa. Dunque, se un governo stabilisce di fare una certa scelta di spesa in deficit, è giusto capire per quali voci e con quale finalità, al fine di fornire una valutazione a riguardo.

 

Cemento/Tutela dell’ambiente.

La sola presenza dell’uomo sulla terra è causa di modifica degli ecosistemi. Ogni azione dell’uomo ha un impatto sull’ambiente. Uno degli impatti più consistenti è il sempre più elevato consumo di suolo dovuto all’edilizio. Questo è un dato di fatto, è un elemento da considerare.

Sappiamo anche che l’edilizia, che è la causa del consumo di suolo, è un traino imprescindibile di ogni economia. Anche in questo caso, è un dato di fatto, un elemento da considerare.

Si tratta di un tema sensibile in Sardegna: a fronte di una popolazione limitata, l’edilizia privata ha un impatto sul territorio particolarmente rilevante (tralasciamo in questa sede il tema degli investimenti pubblici in infrastrutture, su cui è meglio stendere un velo pietoso)

La dicotomia cemento/tutela ambientale è molto simile a quello della spesa. Non è accettabile che a riguardo, ci siano solo due posizioni, mentre le possibilità di intervento rasentano l’infinità.

Anche se personalmente ho idee che potrebbero risultare piuttosto radicali in merito, cerco di eliminare il mio personale pregiudizio e sostenere che,  ogni incremento di cubatura può e deve essere giustificato tenendo conto dei benefici economico/sociali e dei costi in termini di impatto ambientale. Investire in maggior consumo di suolo, insomma, deve avere benefici, principalmente per coloro che subiscono tale consumo.

Anche in questo caso, appare evidente che la conformazione delle dicotomie fa scadere il dibattito in un ridicolo “sì contro no”, mentre gli elementi da considerare sono molteplici, e anche in questo caso stimabili ex ante.

In definitiva, mi permetto di avanzare le seguenti conclusioni:

  1. Le critiche ex ante sono inevitabili e necessarie, perché permettono di fornire punti di vista che il decisore, forse, non ha considerato. Al cospetto di ogni decisione, anche quella che riscuote il maggior successo, ci possono essere argomenti contrapposti validi sostenuti da dati oggettivi e da giudizi degni di attenzione.
  2. Il dibattito politico dovrebbe evitare di polarizzarsi in due sole posizioni contrapposte. Tale “dicotomizzazione” è frutto di un sistema maggioritario poco maturo come quello italiano, che vede troppo spesso due tifoserie avverse. Non è vero che chi vince le elezioni deve decidere e chi le perde deve stare a guardare; le assemblee, in particolar modo il Parlamento, dovrebbero essere il luogo in cui divergenti opinioni trovano una sintesi, al fine di trovare le soluzioni più soddisfacenti.
  3. Si può avere opinioni politiche anche forti e ascoltare con interesse opinioni contrapposte, rispettarle e farle almeno in parte proprie. Con questo voglio dire che anche chi è schierato politicamente, chi ha opinioni ben definite, può essere in grado di stabilire se la decisione di un governo, che sia amico o avverso, sia buona o meno buona. Le critiche non possono essere sempre rubricate come polemica per partito preso.
  4. Sarebbe bene ringraziare chi avanza delle perplessità di fronte alle nostre sicurezze, è facile capire chi lo fa in maniera tendenziosa e chi lo fa per alimentare un dibattito maturo. Ignoriamo i primi e ascoltiamo i secondi.

 

Riccardo Scintu

 

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