Giudizio negativo sul Piano di riordino degli ambiti territoriali della Sardegna di Antonio Ladu

Argomento
Ambito Territoriale

Il 8/7/2017 la Giunta regionale ha approvato il Piano di riordino degli ambiti territoriali della Sardegna a norma dell’articolo 4 della Legge n. 2/2016.

Neanche a parlarne, ovviamente, di rispettare i tempi della procedura previsti dall’articolo 4 della Legge, ma questa purtroppo non è una novità.

Il Piano, comunque, doveva definire gli ambiti territoriali delle unioni, delle reti urbane e di quelle metropolitane.

Il piano si articola in 16 ambiti territoriali ottimali e ogni ambito corrisponde alla delimitazione territoriale di una o più unioni di comuni o comunità montane.

A questi ambiti territoriali dovranno adeguarsi (non viene detto perchè, come e quando) le vigenti aggregazioni dei comuni come i sistemi locali del lavoro, i sistemi bibliotecari, le reti culturali, i SUAP, i Gal, le reti di smaltimento e di raccolta dei rifiuti ed eventuali altre aggregazioni.

Secondo la Delibera il Piano si basa su aree geografiche adeguate a favorire standard di efficienza e di efficacia nell’erogazione dei servizi pubblici e non isolate performance da parte di singoli enti locali.

Se questo era l’obiettivo strategico del Piano viene da sorridere, poiché questo obiettivo non viene raggiunto dai 16 ambiti ottimali, ma semplicemente dall’obbligatorietà dei comuni di associarsi in una o più Unioni.

Stabilito che gli ambiti territoriali delle Unioni derivano fondamentalmente dalla libera scelta dei comuni, il Piano doveva definire anche gli ambiti territoriali delle reti urbane e delle reti metropolitane.

Per le reti urbane è presto detto; non è stata costituita nessuna rete urbana e quindi Olbia, Nuoro ed Oristano si reggono da sole.

Per quanto riguarda  le reti metropolitane invece Sud e Nord Sardegna si sono create il loro spazio; il Sud con la Città metropolitana di Cagliari, il Nord con la rete metropolitana  di Sassari che comprende Sassari, Alghero, Portotorres, Sorso,Sennori,  Castelsardo, Stintino, Valledoria.

In questo Piano di riordino le Province, che non sono state abolite ed hanno ancora delle funzioni, anche se limitate, non esistono.

Ci sarà tempo per approfondire questi argomenti.

Da subito mo sento comunque di esprimere in giudizio nettamente negativo. A che servono gli ambiti ottimali che, finora, non hanno trovato spazio neanche nella programmazione territoriale regionale, mentre lo hanno trovato le vecchie province con le aggregazioni delle Unioni dei Comuni?

La legge e il Piano sono il frutto di un brutto compromesso tra le indicazioni nazionali e i localismi regionali.

Inoltre questo Piano non solo non incide nel riequilibrio fra i diversi territori della Sardegna, ma accentua la debolezza dei terriori più svantaggiati.

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano alLiceo Jeansono de Sailly a Parigi. Sindacalista  nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. E’ stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

 

Commenti

Ho letto con attenzione l'articolo di Antonio Ladu e, dopo essermi letto anch'io la delibera, non posso che condividere il suo giudizio negativo. Il mio, allo stato, è ancora negativamente più netto.
Mi sembra infatti che la delibera di riordino :
1 - è frutto, a mio avviso, di un spaventoso pressapochismo che nega annullandola quella che è una caratteristica irrinunciabile dei territori: la loro "identità" che per la "politica" non conta ormai, al di là dei proclami, più nulla;
2. - se infatti esisteva una previsione in cui questa connotazione potava esprimersi era quella degli "AMBITI TERRITORIALI STRATEGICI" ( ATS ) con funzioni di Area-Vasta previsti dalla L.R. 2 / 2016 art.4 lettera f) e dal successivo art.5 che ne stabiliva nel dettaglio dei punti 1-5 l'iter di creazione. Scomparsi nel riordino, senza motivi, giustificazioni e confronto;
3 - in assenza in delibera della previsione degli ATS e della sua realizzazione, siamo a mio avviso di fronte ad una polverizzazione territoriale ( con l'ovvia esclusione del "cagliaritano" e del "sassarese" ) ( sic !!) che realizza un fritto misto privo di logica di sistema che affastella configurazioni dove i principi logici di sviluppo, efficienza ed efficacia dei servizi non sembra fare parte del bagaglio culturale della politica regionale nei confronti dei territori.
Una politica che è di uno squallore avvilente.

Anch'io do un giudizio negativo sulla Deliberazione n. 35/32 del 18.07.2017 della Giunta della Regione Sardegna di attuazione dell'art. 4 della Legge regionale del 4 febbraio 2016 n. 2 "Adozione del Piano di riordino territoriale", in particolare, per i seguenti motivi:
- è frutto di un brutto compromesso tra le istituzioni sarde. Infatti, la individuazione dei 16 ambiti territoriali ottimali, di cui all'allegato cartografico alla delibera citata è stato approvato dopo l'acquisizione preventiva dell'intesa in sede di Conferenza permanente Regione ed Enti Locali in data 12 luglio 2017;
- le aree più forti (la "Città Metropolitana di Cagliari" e la "Rete metropolitana di Sassari", che, tra l'altro, coincide con l'Area strategica intercomunale individuata in quel territorio) hanno fatto valere le proprie ragioni;
- non si capisce quale strategia di organizzazione istituzionale ci sia dietro le altre scelte e, in particolare, non si capisce il ruolo decisionale giocato dal territorio della Provincia di Oristano nella individuazione degli ambiti che la riguardano.
Insomma, la strada è lunga.
Aggiungo le seguenti considerazioni, legate all'iter procedurale che porterà alla pubblicazione della Deliberazione citata di riordino territoriale nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna:
- la Delibera va inviata al Consiglio Regionale per l'acquisizione del parere da parte della Commissione competente per materia;
- successivamente va pubblicata nel Bollettini Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna;
- A questo punto i Comuni hanno 20 giorni di tempo per fare le proprie osservazioni in merito alla deliberazione di riordino;
- entro i successivi 20 giorni il Piano di riordino va approvato.
A parte il fatto che tra l'approvazione della Legge n. 2 del 4 febbraio 2016 e la Deliberazione e la Deliberazione n. 35/32 del 18.07.2017 è passato più di un anno, mi sembra assurdo che ai territori vengano concessi solo venti giorni per le proprie osservazioni.
Ritengo utile, nell'ottica di eliminare le problematiche che ci sono nella Deliberazione (Le Province? I GAL ? I Sistemi Locali del Lavoro? i SUAP?) che il tempo concesso non sia così ristretto, in modo da valutare i vari aspetti che potrebbero rendere negative le scelte fatte.

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