Flat Tax: quattro effetti e un equilibrio da raggiungere. Di Riccardo Scintu

Ambito Territoriale

In queste pagine ci si è occupati a più riprese della flat tax, da diversi punti di vista. Si vedano in proposito i seguenti post:

Nodo incapienti, aggravato dalla proposta della flat tax. Di Antonio Ladu

Flat tax: aumentano le disuguaglianze sociali e territoriali, in particolare per la Sardegna. Di Antonio Ladu

“Flat tax” e “Abolizione della tassa di successione”: a chi il fumo e a chi l’arrosto? Di Gianni Pernarella

Ancora sulla “Flat tax”: anche i più audaci sostenitori la considerano inefficace. Di Gianni Pernarella

Il “Fiscal monitor” del F.M.I. indica in modo convincente come l’Italia dovrebbe economicamente apparecchiare il “tavolo”: sparecchiando alcune delle idee che circolano attualmente. Di Gianni Pernarella

In questo post si cercano di descrivere gli aspetti principali, anche se non gli unici, che determinano la fattibilità della riforma fiscale proposta dal Governo Conte. Lungi dal volere fare considerazioni sulla bontà della riforma in termini di equità,libertà e sviluppo economico, si cercando di fissare gli aspetti che davvero ne determinano la praticabilità

Gli elementi oggetto di indagine sono tra loro collegati: la riforma fiscale è possibile se tra di essi esiste un equilibrio.

  • La base imponibile. Con la flat tax ciascun contribuente dovrebbe pagare lo stesso o meno di quanto pagava in precedenza. Nel complesso, a parità di altre condizioni, il gettito dovrebbe ridursi. Uno dei corollari della flat tax è che si dovrebbe verificare un incremento della base imponibile, ottenuta attraverso l’emersione del sommerso e l’incremento del PIL derivante dalle riduzioni fiscali. Quanto è possibile incrementare la base imponibile? Fino a che punto permetterà di compensare il minor gettito.
  • L’incremento del PIL. Si ipotizza che gli investimenti e i consumi privati generino una crescita superiore rispetto a quelli sostenuti dal pubblico. Liberando risorse ai privati tramite la riduzione dell’imposizione fiscale, si ipotizza una crescita economica più consistente. Tale crescita dovrebbe apportare benessere e compensare il minor gettito relativo, attraverso l’incremento della base imponibile. Crescerà dunque, il PIL? Di quanto? A quanto ammonterà, alla fine, il gettito fiscale? 
  • Il gettito fiscale. Secondo le prime stime degli esperti, a parità di condizioni, il minor gettito dovrebbe essere pari a 50 miliari di euro. Non essendo in grado di fare questi calcoli, possiamo ipotizzare che l’incremento della base imponibile (sulla base degli elementi sopra elencati) possa almeno parzialmente ridurre questo gap. Di quanto? Questo elemento è importante per definire se e di quanto è necessario ridurre la spesa pubblica (e i servizi)
  • La spesa pubblica. Nonostante sia possibile che la base imponibile cresca, è improbabile che essa permetta di compensare la riduzione delle aliquote, portando un minore gettito. In virtù di tale riduzione, dunque, sarà necessario contenere la spesa pubblica. È possibile ridurre tale spesa senza toccare i servizi fondamentali? Quali saranno gli effetti negativi di una contrazione della spesa pubblica?

In conclusione, prima ancora di giudicare gli effetti sociali (invero davvero preoccupanti) dell’introduzione della flat tax, occorre, numeri alla mano, dimostrare che essa è effettivamente praticabile, descrivendo nel dettaglio quali sono le conseguenze sulla spesa e sui servizi pubblici.

Per fare ciò occorre risolvere il problema sovra esposto, come fosse un compito di matematica, sapendo che il saldo complessivo tra entrate e spese deve essere pari a zero, come impone la Costituzione, ma ancora prima il buon senso.

Riccardo Scintu

Ha conseguito nel 2010 il Dottorato di Ricerca in Scienza Politica presso l’Università di Bologna, sede di Forlì. Laureato nel 2006 all’Università di Bologna in Scienze dell’Organizzazione e del Governo. Opera in numerosi enti locali della Sardegna come componente esterno di organismi di valutazione delle performance e come consulente sulle tematiche dell’organizzazione e della gestione delle risorse umane.

Commenti

Un altro tassello, insieme agli altri post in merito citati, che dovrebbe aiutare a capire gli effetti della Flat Tax.

Il Post di Riccardo Scintu pone sinteticamente domande stringenti sulla tanto sbandierata "futura" applicazione in Italia della "Flat Tax" ( in realtà di una "Dual Tax per i redditi IRPEF con aliquote al 15 e 20% ). Cominciamo con il chiarire che la discussione si appunta sulla tassazione dei redditi personali ( Irpef ) e non d'impresa che da tempo è tassata con aliquota unica al 24%, e che si intende far scendere al 15%, anche se la categoria degli imprenditori per bocca del suo presidente ( Boccia) ha già detto che loro sono assai più interessati, e personalmente lo sono anche io per quel che vale, ad interventi significativi sul "cuneo fiscale" cioè al differenziale sul costo del lavoro, che porterebbe vantaggi alle imprese ed ai lavoratori attraverso un netto disponibile in busta paga sensibilmente maggiore. Ma veniamo ai quesiti di Riccardo. Io non sono ne pretendo di essere un economista accademico, ma qualcosa riesco a masticarne e sopratutto una qualche competenza in analisi - e di ricerca dei dati per svolgerle - credo di averla acquisita. Su questa base provo a profilare intanto una prima risposta sull'ipotesi che l'abbattimento dell'aliquota massima possa fare emergere il "sommerso" cioè l'evasione fiscale. Premesso che torno a dire che stiamo parlando di redditi personali, per cominciare a capire quale siano le prospettive di recupero di base imponibile come conseguenza della "flat tax", non c'è cosa migliore che andare a vedere quale sia l'evasione fiscale nei Paesi ( in stragrande maggioranza dell'Est Europa ) in cui è applicata la magica "Flat tax", per la quale tutti gli studi economici più accreditati concordano peraltro nel segnalare che non da alcun contributo alla crescita economica. Prendendo come termine di confronto l'evasione fiscale in Italia calcolata come percentuale del PIL che è pari al 27%, segnalo che l'evasione fiscale nei Paesi considerati oscilla dal 29,2% della Lettonia, passa al 35% in Bulgaria prosegue con il 52% della Russia e trova il suo apice al 72,5% della Georgia. Ne ho citato solo alcuni da quello con minore a quello con maggiore evasione, ma ce ne sono altri che si collocano tra il minimo ed il massimo. I dati parlano più di mille parole, Il recupero dell'evasione fiscale attraverso la "Flat Tax" è, a mio avviso, solo una "bufala" che in realtà copre e mistifica il vero obiettivo che è quello neoliberista di rendere i già molto ricchi ancora più ricchi, restituendogli - con l'aliquota al 20% - una montagna di miliardi ( si calcola in circa 20 ). Questo mi porta verso una seconda risposta. Attraverso la liberalizzazione dei capitali e di logiche neoliberiste assolutamente aggressive e spregiudicate, e non contrastate o troppo debolmente contrastate da politiche fiscali degli Stati, si è creata una parziale distorsione del legame tra la finanza e l'economia reale, che ha visto la finanza prendere strade in parte autonome ( c.d. "finanziarizzazione dell'economia"): cioè la finanza produce rendite che vengono reinvestite in finanza per produrre nuove rendite. Sotto questo aspetto i grandi redditieri, beneficiari di "flat tax" al 20%, ringraziano la Lega ed il M5S per le politiche che intendono adottare. I loro elettori a redditi normali, che sono la stragrande maggioranza, farebbero bene a farci sopra qualche riflessione. Alcune altre risposte ai quesiti , che , ovviamente sono serissimi ma anche eufemistici ( Riccardo lo sa), meriterebbero analisi assai più articolate che non si prestano ad una analisi di commento.

Ho letto l'interessante commento di Gianni Pernarella e lo esorto a scrivere un pezzo in cui cercare di rispondere (come in parte ha già fatto) ad alcune o a tutte le domande di questo post. Ritengo che sia importante capire bene gli effetti di una proposta di riforma fiscale di questa portata, evitando facili semplificazioni propagandistiche

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