“Flat tax” e “Abolizione della tassa di successione”: a chi il fumo e a chi l’arrosto? Di Gianni Pernarella

Ambito Territoriale

Nel contesto di questa campagna elettorale ho trovato “emblematicamente” significative due promesse elettorali, attrattive ma in realtà distorsive nell’assunto, a mio avviso ingannevole, che a beneficiarne sia la generalità dei cittadini e, quindi, siano a vantaggio di tutti.

Le promesse a cui faccio riferimento sono: la Flat tax e l’Abolizione della tassa di successione.

Dichiaro subito che nello sviluppare la mia analisi prescindo dalla loro praticabilità o meno in relazione alla loro copertura finanziaria. Al momento reputo infatti che sotto il profilo sociale sia assai più rilevante l’analisi di quelli che, a mio avviso, sono gli aspetti un po’ mistificatori delle due promesse elettorali ( in ciò sta la loro emblematicità ), che nel produrre senza dubbio “fumo” e “arrosto” velano però a chi toccherà il fumo e a chi l’arrosto.

Sono questi gli aspetti che mi preme chiarire attraverso l’analisi.

Lo sviluppo di quest’ultima si muove partendo dal quadro normativo attuale, in cui le due promesse elettorali vorrebbero inserirsi con l’obiettivo di modificarne il profilo: è infatti dai risultati di modifica del contesto che scaturiscono le risposte  relative  a chi tocca il “fumo” e a chi l’”arrosto”.

Parto dalla seconda promessa elettorale.

Abolizione della tassa di successione

1 – Quadro attuale di riferimento: la normativa in vigore prevede in estrema sintesi:

franchigia – per gli eredi in linea retta ( coniuge e figli compresi ) esiste una “franchigia” per la quota spettante ad ogni erede di 1.000.000 ( un milione ) di euro ( così ad esempio per coniuge e due figli la franchigia dell’asse ereditario è di 3.000.000 di euro ). Per la quota eccedente è prevista una tassazione del 4%;

esenzione totale – a prescindere dal grado di parentela non è previsto obbligo di denuncia di successione quando il patrimonio del defunto non supera 100.000 ( centomila) euro e non sono compresi beni immobili e diritti immobiliari.

Credo sia razionale – e difficilmente controvertibile -  ritenere che con la normativa attuale i patrimoni della quasi totalità delle famiglie e dei cittadini italiani ricadano, in linea retta, nel novero dei “patrimoni in franchigia”. Conseguentemente l’attuale tassa di successione riguarda esclusivamente i grandi patrimoni.

Nella promessa elettorale di abolizione, propagandata a beneficio della generalità dei cittadini, mi sembra invece che possano razionalmente individuate due alternative categorie di destinatari:

per il “fumo” – la quasi totalità dei cittadini, che non beneficeranno in buona sostanza di nulla, essendo i loro patrimoni già in franchigia;

per l’”arrosto” – un’esigua minoranza titolare di grandi patrimoni. Sono i titolari di questi patrimoni i veri destinatari dell’abolizione della tassa di successione.

 

Flat tax ( tassa piatta, cioè aliquota irpef unica )

La promessa di un’aliquota unica ( al 15 o 23% a secondo chi la promette ) si accompagna in parallelo alla contestuale eliminazione di tutte le “Deduzioni” e “ Detrazioni” oggi in vigore, allo scopo di recuperare una parziale copertura nell’applicazione dell’aliquota unica.

Vantaggi per la generalità dei cittadini?

Anche in questo caso prescindo dall’aspetto connesso alla copertura finanziaria, ritenendo più interessante analizzare i profili sociali conseguenti alla scelta che consentano di meglio definire i destinatari del “fumo” e dell’”arrosto”.

Quadro attuale di riferimento

1 – Costituzione Art.53: Tutti sono tenuti a  concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Al riguardo segnalo che ho dovuto ascoltare con un certo sgomento un’importante esponente che, all’obiezione dell’aliquota unica rispetto ai principi costituzionali, risponde che quelli che hanno redditi elevati pagheranno più degli altri anche con l’aliquota unica.

Siamo cioè di fronte a politici che o non conoscono la lingua italiana per cui proporzionalità e progressività hanno lo stesso significato, o ritengono che l’uditorio non conosca la differenza, o, infine, cercano di vendere una merce per un’altra.

Chiariamo il punto: “progressività” significa che la tassazione aumenta più che proporzionalmente all’aumento del reddito. Questo è il principio che ispira l’art.53.

2 – Regime fiscale attuale in estrema sintesi concettuale

Sono previsti:

5 aliquote correlate ad altrettanti scaglioni di reddito: 23% da 0 a 15.000 euro – 27% da 15.001 a 28.000 euro – 38% da 28.001 a 55.000 euro – 41% da 55.001 a 75.000 euro – 43% oltre 75.000 euro.

“Deduzioni” – che costituiscono elementi di riduzione del reddito imponibile;

“Detrazioni” – che costituiscono elementi di riduzione diretta sull’importo della tassa calcolata.

Alcune osservazioni e qualche cifra utile all’analisi.

Mi sembra innanzitutto evidente che l’eliminazione delle “deduzioni” determini come effetto primario l’ampliamento della base imponibile e, come ulteriore conseguenza, sarà anche più elevata l’incidenza delle addizionali comunali e regionali irpef ( perché applicate su una più ampia base imponibile ).

Peraltro, sulla base dei dati elaborati dal MEF- Ministero dell’Economia e Finanze sui redditi del 2015 ( ultimi elaborati ) circa 10.000.000 ( dieci milioni) di contribuenti non pagano la tassa sul reddito perché, per il gioco delle deduzioni applicate alla base imponibile, rientrano entro la soglia di esenzione.

Ovviamente cessa anche l’effetto di abbattimento della tassa calcolata da corrispondere, come effetto conseguente all’eliminazione delle “detrazioni”.

Sempre facendo riferimento ai dati del MEF il quadro nazionale si presenta con un’articolazione siffatta:

il totale di 40.989.567 contribuenti si ripartiscono:

° 19.079.701 ( compresi i 10.000.000 di esenti ) pari al 46,56% si collocano nello scaglione di redditi tra 0 – 15.000 euro contribuendo per il 5,05% del totale;

° 19.918.863 pari al 48,60% si collocano nello scaglione 15.001 – 50.0000 euro contribuendo per il 58,03%;

le due classi sommano a 38.998.564 pari al 95,16% del totale e contribuiscono per il 63,08%

° 1.575.693 pari al 3,83% si collocano nello scaglione 50.001 – 100.000 euro contribuendo per il 19,95%;

° 413.310 pari all’1,01% si collocano nello scaglione oltre i 100.0000 euro contribuendo per il 16,97%;

le ultime due classi sommano a 1.991.003 peri al 4,84% del totale e contribuiscono per il 36,92%.

Organismi tecnici terzi che hanno studiato l’impatto della “Flat tax” hanno dimostrato che il 2% circa dei contribuenti totali ( sostanzialmente quelli delle ultime due classi suindicate ) beneficerebbero di una redistribuzione di circa 21 miliardi di euro.

Traiamo qualche conclusione:

a – la Flat tax è incostituzionale perché l’aliquota unica non realizza il principio costituzionale di progressività;

b – come in precedenza, anche in questo caso mi sentirei di affermare che è ragionevolmente possibile individuare nella ripartizione del “fumo” e dell’”arrosto” tre categorie di destinatari:

per il “fumo”- la stragrande maggioranza dei contribuenti, per molti dei quali potrà esserci addirittura un aggravio conseguente all’eliminazione di deduzioni e detrazioni, non avrà alcun beneficio;

per l’”arrosto” – alcuni usufruiranno, forse, di qualche pezzetto di scarto del’arrosto.

Un’esigua minoranza, vera destinataria della Flat tax, si redistribuirà un’imponente massa di miliardi di minori tasse.

Questo non significa che tutto il regime fiscale non necessiti di essere migliorato sia nell’articolazione e riduzione delle aliquote e nella semplificazione delle deduzioni e detrazione, ma la strada non è certo quella della Flat tax che, a mio avviso, punta ad altri obiettivi.

La mia conclusione è quella che ci veda cittadini sempre meno attratti da roboanti promesse e sempre più inclini ad andare oltre l’apparenza, cercando di approfondire i perché, i come e i chi. Questo dovrebbe aiutarci ad essere, sia pure nella diversità delle opinioni, sempre più consapevoli per acquisita conoscenza. Uno dei padri d’Italia, Luigi Einaudi, affermava il fondamentale principio di: conoscere per decidere.

Gianni Pernarella

Laurea in Giurisprudenza conseguita a Pisa e studi post laurea in Economia. Dipendente del Banco di sardegna dal 1973 al 2003. Dopo esperienza pluriennale di filiale, assume nel 1990 ruoli di responsabilità nella struttura centrale "Organizzazione e Sistemi Informativi" dove, in veste di funzionario capo progetto, ha gestito oltre 10 progetti organizzativi e relativi a sistemi informativi. Collaboratore per oltre 6 anni del SIL - PTO di Oristano; ha scritto quattro libri sulla materia del credito e dell'economia provinciale oristanese relativa all'artigianato

Commenti

Un'attenta analisi delle questioni poste, nella situazione attuale e nelle proposte prese in considerazione. Sono d'accordo su tutti gli aspetti segnalati da Gianni.

In risposta a di Giampiero Pasq… (non verificato)

Sono particolarmente lieto, per la stima che ho di Giampiero, che condivida l'analisi sopratutto per il "focus" non sulle coperture finanziarie ( che peraltro sono assai problematiche ) ma sugli effetti nei risvolti sociali.

Bravo Sig. Gianni. analisi puntuale e precisa come suo solito. mi permetto però di appuntarla nel suo stile che non compete affatto con gli strumenti di comunicazione di cui dispongono gli arrostitori in questione.

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