Emilia Romagna, Lombardia e Veneto esultano per l’l’Autonomia differenziata, la Sardegna che fa? Di Antonio Ladu

Argomento
Ambito Territoriale

Spiace constatare che la Sardegna vive in un isolamento che, prima che fisico, è culturale. La riprova è che nessun organo di stampa e/o di partito ha dedicato un rigo a un fatto molto importante avvenuto quattro giorni prima delle elezioni.

Il 28 febbraio 2018 Lomabardia, Veneto, l’Emilia Romagna e Governo hanno firmato l’accordo preliminare per quella che viene definita l’autonomia differenziata;  significa che le tre regioni hanno chiesto di esercitare tutte o in parte le competenze aggiuntive previste dall’articolo 116 della Costituzione

Per capire meglio la portata dell’articolo 116 della Costituzione lo riporto integralmente:

Il Friuli Venezia Giulia [cfr. X], la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale….

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell'articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all'organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all'articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Le materie che possono essere trasferite in base alle condizioni particolari di autonomia per le regioni ordinarie sono quelle del terzo comma dell’art. 117 e si trovano all’interno di due elenchi: le 20 competenze concorrenti tra Stato e Regioni, dal commercio con l’estero alla ricerca, all’energia e le tre competenze esclusive dello Stato, cioè giustizia di pace, istruzione e tutela dell’ambiente.

Le tre regioni e il governo hanno concordato che le modalità per l’attribuzione delle risorse necessarie all’esercizio delle nuove responsabilità saranno decise da una commissione paritetica Stato-Regioni che dovrà definire:

a) la compartecipazione o riserva di aliquota al gettito di un tributo erariale maturato nel territorio regionale;

b) la spesa sostenuta dallo Stato nella regione riferita alle funzioni trasferite o assegnate (costo storico);

c) i fabbisogni standard per superare la spesa storica.

L’accordo riguarda politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, rapporti internazionali e con l’Unione europea.

Dopo la firma i tre governatori  hannp esultato definendola “giornata storica” e giudicando positivi in primo luogo l’abbandono della spesa storica per i fabbisogni standard, la compartecipazione su più aliquote e tributi, le 23 materie e la costituzione della commissione paritetica. 

Dobbiamo quindi registrare che le regioni del Centro Nord hanno abbandonato l’obiettivo della secessione per seguire e sfruttare fino in fondo le indicazioni dell’articolo 116 della Costituzione.

Ritornano perciò in primo piano i temi  del rapporto Regioni Stato, del federalismo fiscale, delle autonomie, anche perché questo accordo è un modello che potrà essere seguito in tutte le altre Regioni ordinarie.

In questa situazione cosa fa la Sardegna per valorizzare un’Autonomia che le altre regioni italiane vorrebbero e che la Corsica non ha ancora ottenuto dalla Francia?

Sogna l’indipendemza, insegue il miraggio della zona franca integrale, chiede l’inserimento del principio dell’insularità nella Costituzione.

La mia opinione è che, prima di tutto. bisogna fare un bilancio dell’Autonomia.

Questo bilancio, inoltre, se negativo, deve individuarne le cause e le responsabilità alle quali non possono sfuggire le classi dirigenti sarde che sono state pienamente coinvolte nell’attuazione dello Statuto e delle tre leggi di Rinascita.

Al bilancio dell’Autonomia deve seguire la riscrittura, da tutti ritenuta a necessaria, ma solo a parole, di un nuovo Statuto.

Relarivamente a questo proposito va ricordato i sardi hanno risposto positivamente alla seguente  richiesta del Referendum:

“Siete voi favorevoli alla riscrittura dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna da parte di un’ Assemblea Costituente eletta a suffragio universale da tutti i cittadini sardi?”.

Il referenduma è stato fatto nel 2012. Le tre regioni del Centro Nord hanno stipulato il primo accordo tre mesi dopo il referendum la Lombardia e il Veneto, la risoluzione del Consiglio regionale l’Emilia Romagna.

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano al Liceo Jeanson de Sailly a Parigi. Sindacalista  nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. E’ stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

 

Commenti

Credo che questo sia un atteggiamento usuale e tipico: non abbiamo sin qui utilizzato e valorizzato interamente l'autonomia statutaria, ma siamo pronti ad invocare ulteriori spazi - eliminando psicologicamente ogni possibilità e criterio di autocritica - con un atteggiamento "politico" vittimistico inaccettabile.

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