Decisiva la presenza di Oristano nel Comitato di gestione dell’Autorità portuale della Sardegna. Di Antonio Ladu

Con la riforma dell'estate del 2016 ("Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle Autorità Portuali") in Sardegna è stata istituita un’unica AdSP (Autorità di Sistema Portuale) che ai tre porti dell’ormai ex Autorità portuale del Nord Sardegna (Olbia, Porto Torres e Golfo Aranci) e a quello del capoluogo (che faceva capo all’Autorità di Cagliari), si aggiungono gli scali di Oristano, Portovesme e la banchina commerciale di Santa Teresa di Gallura.

Per il Porto di Oristano si apre un capitolo nuovo. Finora, infatti, ai sensi della L.N. 84/94, era gestito  dall’ Autorità Marittima  per tutti gli aspetti di programmazione (Piano Regolatore Portuale), di gestione (operazioni portuali e di disciplina del lavoro portuale) e di amministrazione (gestione commissione consultiva e concessioni demaniali).

Questa situazione durava da 15 anni, da quando il Porto è stato classificato quale Scalo di rilevanza Nazionale in base all’art. 36, comma 5, della Legge n° 166 del 01/08/2002.

La classificazione ha avuto come risultato positivo il passaggio dell’Organismo periferico dell’Autorità Marittima da Ufficio Circondariale Marittimo a Capitaneria di Porto, istituita con D.P.R. n° 89 del 01/02/2006; questo ha comportato anche l’aumento di personale e di mezzi in dotazione al Porto.

Ha avuto anche tre rilevanti elementi negativi.

Il primo riguardava la mancanza di uno rapporto formalizzato ed operativo tra la comunità portuale e la realtà istituzionale ed economica del territorio. Non esisteva infatti un confronto istituzionalizzato ed i rappresentanti del territorio non potevano intervenire in alcun modo nella gestione del porto, che la legge assegnava quasi totalmente all’Autorità Marittima.

Il secondo riguardava uno degli elementi cardine e più importanti definiti dalla L.N. 84/94, ovvero la programmazione e la promozione. L’Autorità Marittima, ad Oristano, non svolgeva alcun compito di promozione (intesa come quell’insieme di azioni in grado di innescare un circuito virtuoso che permettesse di acquisire nuovi traffici e, contemporaneamente, di non perdere quelli esistenti a favore di altri porti), in quanto ciò non rientrava fra i suoi compiti “strettamente istituzionali”  per il fatto che la legge non ne faceva espressamente cenno.

Il terzo era la dipendenza finanziaria dall’Amministrazione Centrale dello Stato.

Il Porto di Oristano, infatti, essendo classificato come statale, aveva una gestione finanziaria totalmente centralizzata dal Ministero. Ciò significava che tutte le entrate che il porto di Oristano realizzava dalle attività operative (concessioni, tasse, tributi), venivano trasferite presso l’organo centrale ministeriale ed annualmente in parte ritrasferite attraverso i comuni programmi di gestione, di manutenzione ordinaria e straordinaria e di realizzazione delle opere pubbliche.

Il risultato è stato che il bilancio di questo doppio trasferimento ha avuto un saldo negativo, ovvero quanto veniva incassato non veniva poi restituito. I fondi per la gestione ordinaria arrivavano inoltre in tempi lunghi, determinando così ritardi e disagi nel funzionamento del porto.

Con l’istituzione dell’unica AdSP Oristano entra a pieno titolo nella programmazione portuale regionale.

E’ fondamentale però essere presenti nelle sedi decisionali che si stanno definendo in questo periodo. Dopo la nomina del Presidente dell’AdSP,  il prossimo passo è l’istituzione del Comitato di Gestione.

Il Comitato di Gestione adotta il piano regolatore del sistema portuale; approva, entro novanta giorni dal suo insediamento, su  proposta del presidente, il piano operativo triennale concernente  le  strategie  di  sviluppo  delle attività portuali e logistiche; approva il bilancio di previsione, le note di  variazione  e  il conto consuntivo.  Una volta insediato il Comitato di Gestione dovrà indicare il segretario generale e potrebbe rivedere la pianta organica (al momento costituita da 36 persone a Cagliari e altrettante a Olbia) e bandire eventuali concorsi.

L’ampliamento della pianta organica si renderà necessario anche perché il Comitato di gestione della Zes (Zona economica speciale) si avvarrà delle struttura amministrativa dell’AdSP.

Un ruolo fondamentale nella governance del complesso sistema portuale dell'Isola è svolto quindi dal Comitato di gestione, la cui composizione, ai sensi del novellato articolo 9 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, è costituita dal Presidente dell'AdSP, che lo presiede e il cui voto prevale in caso di parità dei voti espressi; da un componente designato dalla Regione, da un componente designato dal sindaco della città metropolitana, da un componente designato dal sindaco di Olbia, sede di una delle precedenti Autorità portuali, da un rappresentante dell'Autorità marittima, designato dalle Direzioni marittime competenti per territorio, con diritto di voto nelle materie di competenza, prevedendo la partecipazione di comandanti di porti diversi da quello sede dell'Autorità portuale, nel caso in cui siano affrontate questioni relative a tali porti.

Alle sedute del comitato partecipa anche un rappresentante del Porto di Oristano in quanto incluso nell'AdSP e ubicato in un comune capoluogo di provincia non già sede di autorità portuale. Il rappresentante è designato dal sindaco e ha diritto di voto limitatamente alle materie di competenza del porto rappresentato.

Oristano è quindi presente nel Comitato di Gestione; ha diritto di voto miratamente alle materie di competenza del porto rappresentato, ma partecipa con diritto di parola a tutte le sedute del Comitato di Gestione.

E’ necessario pertanto che il territorio si prepari adeguatamente a questi impegni e scadenze.

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano alLiceo Jeansono de Sailly a Parigi. Sindacalista  nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. E’ stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

 

Commenti

Pur non avendo una cultura specifica nella materia trattata in modo così competente da Antonio Ladu, mi sembrerebbe di poter affermare che il nuovo orso potrebbe aprire delle interessanti prospettive per Oristano.
Naturalmente, ancora una volta, sarà anche fondamentale la designazione di persona competente e con la testa giusta.

Una vicenda di fondamentale importanza per il territorio dell'Oristanese, sulla quale prestare particolare attenzione.

Spett. Antonio Ladu, in riferimento alla sua alta onorabilità per aver conseguito una laurea alla Bocconi, ed essendo quindi un professionista attendibile, mi pregio nel chiederle cortesemente spiegazioni in riferimento alla probabile differenza che intercorre tra la Zes ( zona economica speciale) e la zona franca extradoganale. Se la memoria non mi tradisce, il D.lgs 75/98 prevede per tutti i porti marittimi della Sardegna tra cui Oristano, l'applicazione della zona franca extradoganale che prevede benefici totalmente diversi dalla Zes e sicuramente più convenienti e a tempo illimitato.. Per dovere di informazione ricordo che le zes hanmo un tempo limite di permanenza e operatività, mentre la ZF extra doganale non prevedeno temporaneità d'esercizio. Perché non applicare ciò che prevede la legge 75/98 ? Le zes credo siano applicate in regioni che non hanno come noi, difficoltà di continuità territoriale. Prova sia che il D.lgs 75/98 è nata proprio x agevolare a tempo indeterminato la sardegna essendo un'isola per la sua condizione di totale isolamento causato dal mare che ci separa dal resto del continente e dai paesi europei, con i costi che genera a carico di tutti i sardi . Mi pare che lei prediliga le Zes, non osservando o probabilmente non riconoscendo che la Sardegna ha come diritto acqusito la zona franca offerta in un piatto d'argento dalle direttive comunitarie europee, dal D.lgs nazionale 75/98, da art.12 del nostro statuto autonomo regionale e per ciò che recitano gli articoli contenuti nel trattato di Roma e di Lisbona che riconoscono pienamente il nostro svantaggio economico e la nostra insularità. Con l'applicazione ed il rispetto delle leggi e normative sopra descritte, potremmo usufruire di benifici economici e fiscali per tutti sardi a tempo indetterminato, mentre le Zes soddisferebbero solo temporaneamente gli interessi dei pochi eletti premiati dal sistema, che investono in queste aree circoscritte. I benefici contrariamente devono invece essere distribuiti equamente a tutti i sardi tramite l'attuazione della Zona Franca Integrale, per un futuro economico dignitoso per i sardi e per i loro figli. Lei che fa parte di una organizzazione sindacale, che tratta spesso e volentieri temi inerenti alla disoccupazione e del lavoro per tutti i sardi, dovrebbe sicuramente essere in sintonia con il sottoscritto.
Attendo fiducioso un suo più sollecito riscontro alle mie considerazioni.
Fausto Vacca

Il problema non è di raffrontare i vantaggi della zes in rappporto alla zona franca extradogonale, ma di perseguire obiettivi realizzabili ora e non in un ipotetico futuro, La Sardegna non è zona franca extradoganale; senza entrare nel merito di tutte le disposizioni legislative dal Lei menzionate, sono zone franche extradoganali quelle riconosciute,come tali, nel Codice Doganale aggiornato. La Sardegna non è fra queste.

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