Davvero qualcuno pensa che si possano istituire 6 Zes (Zone economiche speciali) in Sardegna? di Antonio Ladu

Argomento

Dalla stampa locale sono venuto a conoscenza che i sindaci dei comuni sede di struttura portuale che lo scorso anno avevano deliberato la richiesta di attivazione della Zona Franca non Interclusa all’interno del proprio territorio, sono stati convocati dalla Presidenza della Giunta Regionale a Villa Devoto,

Ho cercato vanamente riscontro di questa notizia nel sito della Regione ma, stranamente o forse no, non ne ho trovato traccia. Ad ogni modo hanno partecipato alla riunione,  i sindaci di Olbia, Santa Giusta, Tortolì, il rappresentante del comune di Porto Torres e il presidente del Cipor Massimiliano Daga.

L’ordine del giorno del nuovo incontro, era quello di fare il punto sull’attivazione delle Zone Franche in  Sardegna, dopo l’entrata in vigore, il 1° maggio 2016, del Nuovo Codice Doganale Europeo che non consente più l’attivazione a cura degli Stati Membri di nuove zone franche non intercluse, come invece avevano deliberato i Consigli Comunali dei comuni.

Tutti i presenti all’incontro hanno  confermato la volontà di non voler procedere all’istituzione di zone franche doganali intercluse e di essere invece interessati all’attivazione di una Zona Economica speciale, ritenendola  lo strumento di incentivazione economica più moderno e più attuale.

 Su questa posizione mi sento in dovere di esprimere delle valutazioni negative per ragioni formali e sostanziali.

Dal punto di vista formale, va osservato che i sindaci presenti all’incontro hanno affossato l’art. 12 dello Statuto e il DPR 78/98 senza che vi sia stata una valutazione più ampia della loro semplice opinione.

Dal punto di vista sostanziale si deve tenere presente che la zona franca doganale non impedisce il ricorso ad altri istituti di fiscalità di vantaggio come appunto le zone economiche speciali e la zona franca urbana, tanto è vero che Cagliari si è ben guardata dal rinunciare alla zona franca doganale e dal richiedere gli investimenti necessari per raggiungere questo obiettivo.

va osservato, inoltre, che i sindaci hanno rinunciato ad un diritto statutario senza avere nulla in cambio.

Sulla base di quale fondamento giuridico e politico ritengono, infatti, che in Sardegna possono essere istituite sei zone economiche speciali?

Le Zes sono state istituite con il Decreto Legge del 20/6/2017 n. 91 “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”.

Cosa dicono gli articoli 4e 5 del Decreto Legge?

  1. La Zes, oltre le altre caratteristiche, devono  avere almeno un’area portuale collegata alla rete trans europea dei trasporti (TEN-T);
  2. le proposte per l’istituzione di una Zes possono essere presentate dalle regioni in ritardo di sviluppo e in transizione. Poiché la Sardegna è una regione in transizione, sarà la RAS a presentare le proposte. Non ha senso pertanto la richiesta di alcuni sindaci presenti all’incontro di richiedere, in sede di conversione del Decreto legge, l’inserimento dell’istituzione delle sei Zes perché il Decreto Legge demanda questo compito alle regioni;
  3. le Zes saranno gestite da un Comitato d’indirizzo composto dal Presidente dell’Autorità portuale che lo presiede, da un rappresentante della regione, da un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Non sono previsti compensi per gli amministratori, ne risorse aggiuntive per tutti i compiti amministrativi;
  4. sono previsti finanziamenti per 25 milioni nel 2018, 25 milioni nel 2019, 150 milioni nel 2020. E’ importante notare che non vi sono risorse aggiuntive statali, perché il Decreto prevede che il finanziamento della Zes avvenga attraverso la corrispondente riduzione del Fondo di Sviluppo e Coesione destinato alle regioni che propongono l’istituzione delle Zes.

Qualcuno potrebbe pensare che avanzo queste osservazioni  perché sono contrario alla zona franca; è proprio il contrario.

Penso che ai grandi sogni andati in fumo, sia meglio sostituire obiettivi più concreti e raggiungibili.

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano alLiceo Jeansono de Sailly a Parigi. Sindacalista  nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. E’ stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

Commenti

Ho letto anch'io l'articolo della "Nuova" ed ora le osservazioni puntuali di Antonio Ladu.
Mi pongo e pongo alcune domande:
1 - perchè era presenta il Sindaco di Santa Giusta e non c'era il Sindaco di Oristano? L'area portuale non è forse dentro il complesso del Consorzio Industriale di cui è socio anche il Comune di Oristano;
2 - trovo peraltro come cittadino inaccettabile che una decisione così impegnativa venga assunta senza un confronto pubblico, nel quale possano essere portate a conoscenza le ipotesi di lavoro e le decisioni che si intenderebbero adottare, argomentando le ragioni ed aprendo un almeno un dibattito sul tema;
3 - assumere decisioni così importanti senza il giusto confronto costituisce la cartina di tornasole di una distorsione concettuale dove i principi di " Governance e Partecipazione" non fanno parte della pratica amministrativa, e ancora meno il confronto e la condivisione nella più vasta area territoriale.
Valgano le parole della canzone di Jovanotti " l'ombelico del mondo": illusoriamente asfittico.

Chi ha responsabilità piu dei sindacalisti nell' aver realizzato : porto vesme, ottana ,porto torres ...? Certo allora il grande sogno era quello " La classe operaia va in paradiso" , la realtà dei fatti parla da sola Sig. Ladu. Conforta che l'elettorato , per quanto lentamente, sta ritirando quelle deleghe riposte nelle mani dei partiti e dei sindacati per troppo tempo e in maniera acritica.

La responsabilità delle scelte della grande industria per poli non sono solo dei sindacati, ma dell'intera classe dirigente sarda a livello istituzionale, economico e sociale. Il problema vero è di non ripetere gli errori del passato.

Caro amico,
Purtroppo ci troviamo di fronte ad ignoranze abissali e dispiace che ne siano portatori anche primi cittadini . La Giunta regionale cin le delibere sulle zone franche non intercluse ha fatto ridere mezza Europa. Il Codice doganale Europeo, oggi senza deroghe o possibilità di interpretazione stabilisce esattamente cosa sono le Z.F, rispetto naturalmente alla linea doganale europea. Ciò comporta che debbano essere rispettate le indicazioni del decreto di attuazione del nostro statuto noto come 75/98. Basta leggerlo ed è semplice e conciso, La Giunta. Pigliaru come le precedenti non lo ha fatto e non lo vuole fare . La ZES è un'altra cosa e aggiuntiva alla zona franca nei porti ed è ad esempio richiedibile per tutta la Sardegna come dice i decreto 20/6/17 sia comprendendo le zone franche del 75/98 , similarmente alle Canarie oppure no. È però aperta una ulteriore possibilità per la Sardegna. Tuttavia oggi stanno riaffacciandosi quei due matti che tanto danno hanno fatto alla zona franca sarda con proclami da manicomio..

In risposta a di Mario Carboni (non verificato)

Caro Mario

Per quanto riguarda la zona franca doganale non ho nulla da aggiungere a quello che dici.

Quello che mi ha meravigliato e mi ha deciso a scrivere questo post, è la noncuranza con cui si è chiusa, a livello regionale, una parte importante della storia della Sardegna senza che partiti e forze economiche e sociali dicano una parola.

La domanda che mi pongo, riprendendo le tue considerazioni sulla Giunta precedente di Centrodestra e l'attuale di centrosinistra è la seguente: è o non è la zona franca una priorità per la Sardegna?

Solamente se lo è, si adottano le deciwioni conseguenti e non si da spazio ai sogni irrealizzabili.

Un caro saluto

 

Per me non è determinante che le ZFD siano o no intercluse, ritengo pero' che si possa trovare una formula che vada a beneficio della collettività fuori da quei recinti, siano fisici o non fisici. La sola ZFD ci vedrebbe a noi sardi né mittenti né destinatari delle merci che alloggerebbero temporaneamente per manipolazione e trasformazione per poi ripartire fuori dai confini europei "esenDazio", condizione che porterebbe lavoro e specializzazione ai sardi in Sardegna e gia questo sarebbe una valida e pulita alternativa all'industria speculativa subappaltata controllata da clientelismi e sindacati: due categorie ricattatorie storicamente a braccetto e prime responsabili del ritardo di sviluppo (altro che transizione) in Sardegna. Poi le ZES: altroché se sono possibili: mettere il naso fuori dal vicinato di casa propria PLEASE.

Non c'è dubbio  che zona franca doganale e zona economica speciale sono fattibili ed esistono altrove. Il problema non è la loro utilità, ma quando, come, dove e con quali strumenti e risorse possono essere attuate.

 

Sitiamo parlando di uno strumento economico che puo' e deve auto sostenersi. Non certo prendendo d'esempio Singapore piuttosto che il grande porto franco di Amburgo o Rotterdam, per citarne alcuni che nel tempo hanno fatto la ricchezza nei loro paesi, sarebbe assai pretenzioso. Noi ci dobbiamo semplicemente porre delle domande a cui dare risposte al fine di individuare la forma che ci calza come un vestito di sartoria: Quali sono le caratteristiche del nostro tessuto produttivo?; Quali le difficoltà da risolvere?; Quale fiscalità e quali sgravi ci rendono attrattivi?; Quale tipo di impresa vogliamo attrarre a quale rifiutare?; Come ridistribuiamo il prevedibile aumento del PIL nella aree urbane dove sono site le nostre piccole attività eistenti?; Com'è che alle Canarie, avvalendosi di strumenti simili, riescono ad abbattere l'iva al consumo per residenti e visitatori? ecc ecc ecc. Quando il legislatore concepi' il Dlgs 75, individuo' sei porti lungo il perimetro costiero, non per farli morire di stenti io credo, ma per farne le porta d'ingresso e di uscita di merci provenienti da ogni dove e non precluse nemmeno la possibilità di estendere quelle aree verso l'interno ad altre aree collegate e collegabili. Ci rendiamo conto che apparteniamo a uno Stato che ritiene paradisi fiscali quelli dove si crea lavoro e benessere tenendoci incatenati noi a un inferno?

Le sue sono considerazioni interessanti sulle quali si può discutere a lungo. Il problema, nel caso specifico, sono se bisogna abbandonare completamente o no le opportunità offerte dalla zona franca doganale e come la Regione Sardegna intende affrontare le questioni relative alle zone economiche speciali. 

Protrebbero essere appunto la Canarie un modello verosimile al migliore possibile in Sardegna. Loro hanno 2 porti adibiti a ZFD, noi "potenzialmente" 6, poi hanno le ZES (ZEC Zona Especial Canaria) che grazie a queste risparmiano, rispetto allo Stato di appartenenza: sull'energia, carburanti, alcune tasse automobilistiche, l'iva al 7 contro il 19 in Spagna. Non male no? Un paio di idee per partire le avrei: iniziare a trattenere i 7 e 9 decimi delle imposte dirette e indirette e togliere l'extraterritorialità fiscale alla Saras, che paghi le tasse in Sardegna e queste vengano usate per creare le infrastrutture che servono.

'E indispensabile e non più rinviabile un serrato confronto, quantomeno, tra le Comunità dell'Area Vasta dell'Oristanese, sulle scelte strategiche sulle infrastrutture materiali ed immateriali. Solo scelte condivise e partecipate possono portare ad una crescita diffusa del nostro territorio.

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