Autonomia differenziata: necessaria una vera discussione nel Parlamento e nel Paese. Di Antonio Ladu.

Argomento
Ambito Territoriale

Il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna hanno richiesto forme e condizioni particolari di autonomia in base all’articolo 116 della Costituzione.

Chi decide quali possano essere queste condizioni particolari di autonomia è la prima, decisiva domanda sul tappeto perché si tratta di affrontare rapporti decisivi non solo fra Regioni e Stato ma anche fra Regioni e Regioni.

 Sicuramente inaccettabile è la posizione delle regioni Lombardia e Veneto che assegnano al Parlamento unicamente il ruolo di approvare o respingere l’accordo fra Governo e regioni interessate.

Per comprendere appieno la porta della di questi problemi partiamo da un breve riassunto della situazione attuale in relazione alla potestà legislativa dello Stato e delle Regioni.

Con la riforma costituzionale del 2001, la potestà legislativa generale in Italia appartiene allo Stato e alle Regioni, posti sullo stesso piano. La Costituzione, nell’articolo 117, divide le competenze tra Stato e Regioni in base alla materia.

La competenza a legiferare può essere: esclusiva dello Stato; residuale (esclusiva) delle Regioni; concorrente. In quest’ultimo caso lo Stato indica la cornice legislativa, le Regioni decidono le norme in dettaglio.

Poiché non vi sono dubbi sulle competenze esclusive dello Stato e residuali (esclusive) delle Regioni, ne consegue che le forme e condi<ioni particolari di autonomia incidono sulle funzioni concorrenti fra Stato e Regioni.

Le materie oggetto di legislazione concorrente sono le seguenti: “rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni; commercio con l'estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale".

Le materie di legislazione concorrente sono quindi in totale 23.  la Lombardia e il Veneto hanno chiesto forme e condizioni particolari di autonomia per tutte queste 23 funzioni.

Chiedono inoltre che tutte queste funzioni siano materia di loro competenza esclusiva per quanto riguarda la legislazione, il personale, i beni e la dotazione finanziaria.

Un’impostazione di questo genere significa che non esisterebbero più materie concorrenti fra stato e Regioni, ma solo materie esclusive dello Stato e delle Regioni.

L’ autonomia differenziata richiede quindi necessariamente e preliminarmente una discussione adeguata sulla natura dei beni presenti nelle funzioni richieste e di conseguenza sulla determinazione dell’ambito in cui si dovranno esplicare i poteri legislativi tra i diversi livelli di governo.

E’ necessario stabilire in quali materie richieste dalle tre Regioni vi siano beni e funzioni che più richiedono l’esigenza di salvaguardia dell'unità nazionale, come quella della "determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale".

Le forme e condizioni particolari di autonomia previste nell’art. 116, comma terzo, della Costituzione non possono consistere anche nella determinazione autonoma della fornitura di livelli essenziali dei servizi: nelle materie che tocchino i diritti di cittadinanza; devono essere intese come possibilità di ottenere maggiori ambiti di autonomia nella gestione e nell'organizzazione regionale dei servizi, lasciando allo Stato la scelta di determinare insieme alle Regioni i livelli essenziali di bisogni da soddisfare.

Antonio Ladu

Laureato alla Bocconi di Milano in Lingua e Letterature straniere, è stato assistente di Italiano al Liceo Jeanson de Sailly a Parigi. Sindacalista nella Camera del Lavoro di Oristano e nella Segreteria regionale della Cgil. È stato inoltre presidente del Consorzio Industriale e del Sil-Patto territoriale di Oristano.

 

 

 

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